martedì 28 ottobre 2014

Fatturazione elettronica.

A seguito dell’entrata in vigore dell’articolo 1, comma 209, della legge n. 244 del 24 dicembre 2007 e del successivo decreto ministeriale n. 55 del 3 aprile 2013 in merito agli obblighi di fatturazione elettronica previsti nei confronti delle Pubbliche Amministrazioni, l’Istituto ha provveduto ad approfondire gli aspetti connessi con l’applicazione delle citate disposizioni normative anche con riferimento ai compensi erogati ai medici iscritti nelle liste speciali dell’Istituto per visite mediche di controllo domiciliare.

Il pagamento dei compensi dovuti ai suddetti medici viene effettuato, con cadenza mensile, tramite l’emissione di appositi fogli di liquidazioneprevisti a norma dell’articolo 2 del decreto ministeriale 31 ottobre 1974; ai sensi di tale decreto, infatti, gli enti mutualistici sono tenuti ad emettere i suindicati documenti, in luogo della fattura, per le prestazioni medico sanitarie espletate dagli esercenti la professione sanitaria.

Tenuto conto del tenore letterale del citato articolo 1, comma 209, della legge n. 244 del 2007 che sembra circoscrivere il campo di applicazione della norma alle sole fatture, l’Istituto ha presentato richiesta di parere all’Agenzia delle Entrate, con interpello n. 954-531/2014, in merito all’utilizzo del canale di trasmissione telematica anche per i citati fogli di liquidazione.

Con risposta del 2 ottobre 2014, la suindicata Agenzia delle Entrate ha chiarito che il legislatore italiano nell’adeguarsi alla normativa comunitaria (direttiva 2010/45/UE del 13 luglio 2010 di modifica della direttiva 2006/112/CE) non ha inteso creare “con la disciplina in materia di fattura elettronica una categoria sostanziale nuova o diversa dalla precedente fattura ordinaria”.
Conseguentemente, continuano a trovare applicazione le deroghe previste da specifiche disposizioni normative di settore tra le quali quelle di cui al citato articolo 2 del decreto ministeriale 31 ottobre 1974.

Pertanto, alla luce di quanto sopra esposto, l’Istituto continuerà ad emettere, per i compensi dovuti ai medici che effettuano visite di accertamento medico legale domiciliare, con le consuete modalità, i fogli di liquidazione dei corrispettivi senza utilizzo del Sistema di interscambio - istituito presso il Ministero dell’Economia e delle finanze – valido per le fatture elettroniche.
Per gli accertamenti medico legali richiesti dai datori di lavoro del settore privato, essendo il formato elettronico obbligatorio per le sole fatture emesse nei rapporti con le  amministrazioni  dello  Stato e non per le fatture indirizzate a soggetti privati, l’Istituto invia, ai fini del rimborso delle spese sostenute, apposite fatture “ordinarie”.
Nel caso di visite mediche di controllo richieste da datori di lavoro appartenenti alla Pubblica Amministrazione, l’Istituto, a fronte delle novità normative introdotte dalla legge, ai fini del rimborso delle spese sostenute, provvede all’emissione di fatturetrasmesse in formato elettronico, attraverso il suindicato Sistema di interscambio.

Anche con riferimento ai rimborsi previsti per le spese sostenute dalle ASL per le visite mediche di controllo ambulatoriale effettuate, su richiesta dell’Istituto, nei confronti dei lavoratori, il pagamento dovrà avvenire tramite l’emissione di fatture elettroniche e non più fogli di liquidazione. A tale scopo le relative procedure informatiche verranno adeguatamente modificate al fine di consentire la gestione automatizzata delle suindicate fatture.


Fonte: Messaggio INPS n. 7842 del 20/10/2014

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Erogazione dell'indennità di tirocinio.

Ambito di applicazione e iter di stipula della Convezione

Si fa seguito al messaggio di questo Istituto n. 6789 del 3 settembre u.s., con il quale è stata trasmessa la determinazione commissariale n. 185 del 7 agosto 2014 insieme all’annesso schema di convenzione per l’erogazione dell’indennità di tirocinio in oggetto, al fine di fornire le necessarie istruzioni operative e applicative in materia.

Il Ministero del lavoro e delle politiche sociali ha comunicato che hanno manifestato, al momento, la volontà di avvalersi del servizio di pagamento dell’indennità di tirocinio le seguenti 19 Regioni:
Lazio, Puglia, Friuli Venezia Giulia, Calabria, Campania, Valle D’Aosta, Piemonte, Marche, Basilicata, Liguria, Umbria, Veneto, Toscana, Emilia Romagna, Abruzzo, Sicilia, Lombardia, Sardegna e Molise.
Il predetto Ministero ha anche comunicato l’iter  da seguire ai fini della sottoscrizione delle Convenzioni in argomento, e precisamente:
le Regioni compilano la parte di competenza e inviano la convenzione al Ministero del lavoro e politiche sociali, Direzione Generale Politiche Attive, Servizi per il Lavoro e la Formazione, a mezzo posta elettronica (DGPOFDIVIII@lavoro.gov.it) per una verifica e definizione del testo;
Il Ministero, verificato il testo,  lo rinvia alla Regione e alla Direzione Regionale dell’INPS, delegata alla sottoscrizione della Convenzione dalla delibera commissariale sopra richiamata, per l’apposizione della firma digitale di entrambi i predetti rappresentanti. Il predetto Ministero ha precisato che la firma digitale del Direttore regionale dell’INPS sia apposta  successivamente a quella del rappresentante della Regione e non appena sottoscritta, la convenzione sia rimandata alla Regione, che provvederà a trasmetterla al Ministero del Lavoro e delle politiche sociali;
 Il Ministero, acquisita la Convenzione firmata dalle predette 2 parti, procederà a sottoscriverla.

La Convenzione si intenderà perfezionata, pertanto, dalla data in cui sarà apposta la firma del rappresentante del Ministero del lavoro e delle politiche sociali. Dopo tale ultima sottoscrizione, la Convenzione sarà trasmessa alla Regione, alla Direzione Regionale dell’INPS ed alla Direzione centrale Prestazioni a Sostegno del Reddito, che comunicherà alla DC SIT lo sblocco delle procedure informatiche di gestione.

Si ricorda, al riguardo, che la Convenzione dovrà contenere ogni riferimento richiamato nelle linee tratteggiate del predetto schema di convenzione e in particolare il riferimento al budget assegnato dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali alla Regione per l’attuazione del Piano di Garanzia Giovani, all’importo complessivo destinato dalla Regione per la cd. “misura 5” del predetto Piano e all’importo specifico destinato all’indennità di tirocinio.

Ciò premesso, di seguito si illustra, a grandi linee, il contenuto normativo della Convenzione, nonché il flusso di processo e gli aspetti procedurali che ne derivano.

Oggetto e provvista finanziaria (artt. 1 e 2 Conv.)

La Regione avrà assegnata dal Ministero una apposita somma per il Piano di attuazione della Garanzia in parola e l’Istituto.

L'Istituto erogherà per conto della Regione l’indennità di tirocinio di cui al Programma operativo nazionale per la Garanzia Giovani, nei limiti della provvista finanziaria resa disponibile e secondo i parametri e criteri di esclusiva competenza della Regione.

L’importo individuato dalla Regione per l’indennità di tirocinio sarà trattenuto dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali e versato anticipatamente all’INPS mediante diversi accrediti diretti sul conto corrente di Tesoreria centrale della Direzione Generale n. 20350 (IBAN IT70L0100003245350200020350) intestato a “INPS-ART.24-L.21.12.1978,N.843 TESOR. CENTRALE”.

La Direzione centrale Inps Bilanci e servizi fiscali provvederà - ogni qualvolta il Ministero verserà quota parte del predetto importo - a destinare lo stesso a ciascuna Direzione regionale per conto della Regione.
Le somme così accreditate a ciascuna Direzione regionale costituiranno la necessaria provvista finanziaria la cui capienza dovrà essere di volta in volta accertata dalla Direzione regionale al fine di autorizzare il pagamento dell’indennità di tirocinio che sarà effettuato dalle Sedi territoriali dell’Istituto (fase della convalidazione/autorizzazione – vedi infra nelle specificazioni tecniche).

Al riguardo, per l’autorizzazione dei pagamenti , sarà reso disponibile, a regime, alle singole Direzioni regionali un apposito service che renderà visibile le risorse finanziarie già accreditate, i pagamenti già autorizzati (ovvero convalidati) dalla Sede regionale per conto di ciascuna Regione, nonché i pagamenti già disposti dalle Sedi territoriali.
Le Direzioni regionali, dunque, prima di autorizzare le competenti Strutture territoriali ad effettuare i pagamenti delle indennità di tirocinio, dovranno:
individuare l’importo complessivo del file xml (input della procedura di pagamento), inviato dalla Regione alla Direzione regionale e contenente, fra l’altro, l’elenco dei tirocinanti, nonché l’importo dell’indennità da erogare a ciascuno;
verificare la capienza della provvista finanziaria rispetto al predetto importo complessivo.

Per la valutazione della copertura finanziaria, appare opportuno che le Direzioni regionali usino criteri prudenziali e, dunque, raffrontino la predetta provvista con l’importo già autorizzato al pagamento.

In caso di incapienza della provvista finanziaria, la Direzione Regionale non potrà autorizzare le Strutture territoriali ad effettuare il pagamento dell’indennità in parola e provvederà ad informare tempestivamente, via posta elettronica certificata la Regione e, via posta istituzionale, la Direzione centrale Prestazioni a Sostegno del Reddito. Tale Direzione informerà tempestivamente il Ministero del lavoro e delle politiche sociali per rilevare l’esigenza della copertura finanziaria.

Dopo la predetta autorizzazione da parte della Direzione regionale (fase della convalida – vedi specifiche tecniche), le Sedi territoriali dell’Istituto riceveranno automaticamente le singole richieste di pagamento contenute nel predetto file xml; tali richieste saranno distribuite sul territorio sulla base del codice di avviamento postale, indicato da ciascun tirocinante e contenuto nel predetto file.

Le Regioni riceveranno dalle Istituzioni Europee preposte - per il tramite del Ministero del Lavoro e delle politiche sociali – i finanziamenti previsti per il Programma nazionale Garanzia Giovani solo a fronte di apposite rendicontazioni dei pagamenti disposti. A tale fine è prevista – nelle forme e nelle modalità indicate più avanti – la collaborazione fattiva della Direzione regionale Inps che dovrà attestare i pagamenti già disposti su apposita richiesta della Regione.

Flusso procedurale di erogazione dell’indennità di tirocinio (art. 3 Conv.)

Le Regioni dovranno inviare all’Istituto - accedendo alla sezione Sistema Informativo Percettori, attraverso il link “Invio richieste di pagamento indennità/ sussidi” - mensilmente o con altra periodicità dalle stesse stabilita, le informazioni necessarie per il pagamento dell’indennità di tirocinio tramite un apposito file xml (elenco delle richieste di pagamento), il cui “tracciato – dati” è stato allegato alla predetta determinazione commissariale ed è, comunque, reperibile sul sito internet dell’Istituto.

L’INPS, a tal fine, mette a disposizione del personale della Regione, espressamente indicato dalla stessa, il suddetto link, il quale assicura il servizio informatico di interscambio dei dati.

Al riguardo, si fa presente che le Regioni sono già abilitate ad accedere al Sistema Informativo Percettori (SIP); pertanto, per il personale della Regione già in possesso di pin di accesso alla banca dati percettori, dovrà essere richiesta solo l’estensione alla gestione relativa al servizio “Banca dati percettori– Richieste pagamenti indennità/sussidi”, preordinato alla specifica gestione dell’attività connessa all’indennità di tirocinio.
Per l’accesso al SIP e al predetto servizio da parte di altro personale della Regione, non ancora in possesso del pin, la Regione dovrà richiedere l’apposita abilitazione, avanzando alla competente Sede Regionale la richiesta (cfr. allegato 1) contenente i dati relativi al personale che dovrà presidiare lo scambio delle informazioni necessarie per l’erogazione dell’indennità di tirocinio[1].

L’invio del predetto file xml contenente l’elenco delle richieste di pagamento da parte della Regione avverrà entro il giorno 10 del di ciascun mese successivo al periodo di tirocinio (mensilità o altra periodicità) indicato nel predetto file; tale modalità di trasmissione consentirà, pertanto, di effettuare pagamenti di indennità di tirocinio riferiti sempre a periodicità ormai trascorse.

I dati inviati dalla Regione saranno, dunque, sempre a consuntivo dell’attività di tirocinio svolta; ciò esclude ogni intervento correttivo ex post volto alla variazione di quanto già comunicato tramite il file xml dalla Regione circa l’effettivo svolgimento del tirocinio. Quest’ultima, comunque, potrà modificare il file già trasmesso, sostituendolo, solo fino al  momento iniziale della “presa in carico” da parte della Sede regionale Inps che sarà resa evidente alla Regione mediante l’apposita procedura informatica.

Per ciascun beneficiario dovranno essere indicati dalla Regione i dati anagrafici, le modalità di pagamento richieste, il periodo di riferimento e l’importo lordo complessivo da corrispondere a titolo di indennità di tirocinio per detto periodo.

Al calcolo dell’indennità di tirocinio spettante a ciascun tirocinante, dunque, provvederà direttamente la Regione, la quale non dovrà indicare né l’importo orario, né le ore svolte dal tirocinante, ma esclusivamente l’importo lordo spettante  al giovane beneficiario a titolo di indennità di tirocinio per il periodo di tempo indicato nel file xml.

Per effetto di quanto indicato nelle premesse della Convenzione in parola (rinvio all’accordo Stato - Regioni e Province autonome del 24 gennaio 2013 in materia di tirocinio), è esclusa, di norma, l’erogazione dell’indennità in argomento nel caso che il tirocinante sia anche fruitore, per lo stesso periodo, di ammortizzatori sociali.

La Regione dovrà quindi assicurarsi – tramite il SIP – che nessuno dei tirocinanti contenuti nel file xml da inviare alla Direzione Regionale INPS sia percettore di ammortizzatori sociali nel periodo di spettanza dell’indennità di tirocinio.

Se, tuttavia, questo dovesse accadere, la procedura informatica bloccherà automaticamente l’erogazione del pagamento dell’indennità. Ciò dovrà avvenire anche nel caso in cui la sovrapposizione temporale del periodo di godimento dell’ammortizzatore sociale e  del periodo di tirocinio trasmesso dalla Regione sia solo parziale.

In questi casi di incompatibilità, totale o parziale, la Sede territoriale dovrà segnalare alla Direzione regionale Inps la mancata disposizione del pagamento. La Direzione regionale provvederà a comunicarlo alla Regione specificando i motivi del mancato pagamento e gli eventuali periodi di sovrapposizione. In caso di sovrapposizione parziale, la Regione avrà, tuttavia, la possibilità di inviare, con il successivo file xml, una nuova richiesta di pagamento relativa al solo periodo non coperto dall’ammortizzatore sociale.

Modalità di pagamento dell’indennità e regime fiscale

A seconda della modalità indicata dal tirocinante, il pagamento della indennità può realizzarsi:
tramite accredito su conto corrente bancario o postale, provvisto di relativo IBAN, indicato dal tirocinante
ovvero,
qualora non fosse indicato un codice IBAN, tramite bonifico cd. “domiciliato” cioè a mezzo Ufficio postale (competente in base  alla residenza/domicilio, individuato tramite il codice di avviamento postale indicato dal tirocinante) che provvederà ad inviare all’interessato una comunicazione per incassare l’importo a lui assegnato.

Le predette informazioni dovranno essere fornite con la massima precisione onde evitare ritardi nei pagamenti ancorché non imputabili all’Istituto.

L’Istituto non assume alcuna responsabilità nei confronti dei beneficiari per eventuali ritardi nei pagamenti dell’indennità di tirocinio derivanti da accreditamenti tardivi della provvista finanziaria ovvero da ritardi nella trasmissione dell’elenco dei tirocinanti beneficiari e dei relativi dati.
Si evidenzia che l’importo dell’indennità di tirocinio è da considerarsi al lordo delle ritenute fiscali. L’indennità corrisposta al tirocinante, infatti, è considerata reddito assimilato a quello da lavoro dipendente (art. 50, comma 1, lett. c), del Tuir), pertanto, è soggetta a regime della tassazione corrente con le aliquote previste all’art. 11 del Tuir e con il riconoscimento delle detrazioni di cui agli artt. 12 e 13 del Tuir. L’Inps rilascerà la certificazione unica dei redditi.

Qualora il pagamento non sia riscosso dal beneficiario e venga, pertanto, riaccreditato all’Istituto, si procederà, ove possibile, alla riemissione del pagamento.

I destinatari dell’indennità di tirocinio saranno individuati con criteri e modalità di esclusiva competenza della Regione; pertanto, alla stessa saranno indirizzate le istanze volte ad ottenere l’indennità di tirocinio, nonché gli eventuali ricorsi contro le decisioni adottate.

Nessuna responsabilità grava sull’INPS in conseguenza di pagamenti di indennità, coerenti con le informazioni fornite dalla Regione, risultanti poi indebiti. Il recupero degli importi eventualmente non dovuti sarà curato direttamente dalla Regione.

Rendicontazione

Effettuati i pagamenti, mensili o con altre periodicità, le Sedi regionali dovranno attestare, su richiesta delle Regioni gli importi complessivamente posti in pagamento nei periodi richiesti.

A tal fine la Regione, collegandosi  al sito INPS - Sistema Informativo dei Percettori, nell’apposita sezione  “Invio richieste di pagamento indennità/sussidi – Attestazione  disposizioni di pagamento”,  inserirà il mese di cui chiede la rendicontazione.

Il Sistema Informativo dei Percettori verificherà negli archivi dell’Istituto i pagamenti disposti nel mese richiesto a titolo di indennità di tirocinio e produrrà un documento in formato pdf contenente la rendicontazione richiesta, con evidenza, per ogni beneficiario, del codice fiscale e degli importi complessivamente disposti in pagamento in tale mese.

Le predette attestazioni, previa validazione a cura della Direzione regionale INPS, potranno essere consultate e stampate direttamente dalla Regione.

Monitoraggio e trattamento dati personali (artt. 4 e 5 Conv.)

Come già accennato, la Regione, in qualità di Organismo Intermedio e il Ministero del lavoro e delle politiche sociali, in qualità di Autorità di gestione del Programma nazionale Garanzia Giovani, potranno  consultare il Servizio Informatico Percettori dell’INPS  al fine di conoscere gli importi disposti in pagamento in favore dei beneficiari, distinti per Regione.

Per quanto riguarda il trattamento dei dati connessi all’erogazione dell’indennità di tirocinio, l’Inps, la Regione e il Ministero del Lavoro e delle politiche sociali si atterranno alla scrupolosa osservanza delle disposizioni contenute nel D.lgs. 30 giugno 2003 n. 196. Per maggiori dettagli si rinvia a quanto prescritto nell’art. 5 della Convenzione in argomento.

Durata della Convenzione (art. 6 Conv.)

La presente Convenzione ha validità fino al 30 novembre 2018. Tale data è da intendersi come tassativa, in quanto entro la stessa dovrà essere effettuato  l’ultimo pagamento a favore dei beneficiari. Pertanto, potranno essere erogate le indennità di tirocinio per periodi fino al 30 ottobre 2018.

Pagamenti successivi alla data del 30 novembre 2018 non potranno essere rimborsati dalla Regione. Al riguardo, sarà inserito nella procedura informatica un apposito blocco sia sulla ricezione del file xml non oltre il 10 novembre 2018, sia sui pagamenti che non potranno essere effettuati oltre la predetta data.

Specifiche tecniche per la procedura informatica di pagamento

Per il pagamento dell’indennità di tirocinio non è necessaria – come risulta evidente - alcuna domanda da parte dell’interessato e per lo stesso verrà utilizzata la procedura informatica DS WEB, opportunamente implementata in relazione al ricezione e lavorazione del file xml che sarà trasmesso – come già detto - dalla Regione tramite il Servizio Informatico Percettori.

Le richieste di pagamento dell’indennità di tirocinio pervenute dalle Regioni, mediante trasmissione dei suddetti file xml, saranno consultabili accedendo in intranet – Prestazioni a sostegno del reddito, al link:

“Richieste di pagamento indennità/sussidi pervenute via web dalle Regioni e Province Autonome”.

L’applicazione prevede - come già sopra descritto nel flusso di processo - una prima fase di “validazione del file di richieste pagamenti pervenuti” da parte della Direzione regionale. In questa fase, gli utenti autorizzati di Sede regionale (autorizzazione a cura del responsabile di sicurezza sede) possono consultare l’elenco di richieste di pagamento, pervenuto dalla Regione e non ancora validato. Per ciascun file xml viene evidenziato il totale dei pagamenti richiesti per facilitare la verifica della capienza della provvista finanziaria. Verificata tale capienza, sarà possibile all’utente di Sede regionale procedere alla validazione (autorizzazione ai pagamenti ivi contenuti) dell’elenco esaminato, rendendolo disponibile alle successive fasi di lavorazione.

Le richieste di pagamento, presenti nel file validato, saranno rese disponibili agli utenti autorizzati di Sede territoriale (autorizzazione a cura del responsabile di sicurezza sede) attraverso la selezione del link “Richieste di pagamento indennità/sussidi pervenute”. In questa seconda fase sarà possibile a tali utenti consultare i dati di dettaglio di ogni singola richiesta e provvedere alla validazione di quelle da inviare in pagamento.

Infine, attivando il link: “Acquisizione richieste indennità/sussidi in DsWeb”, sarà possibile acquisire in via automatizzata in DsWeb le richieste selezionate per procedere al pagamento delle stesse.

Maggiori informazioni sui servizi di gestione informatica delle predette richieste di pagamento sono disponibili accedendo al manuale online, disponibile nel primo dei link su indicati. Appare nondimeno utile far menzione della possibilità che offre la procedura informatica di sospendere momentaneamente un pagamento qualora, per qualsiasi motivo, fosse necessario effettuare preliminarmente una verifica istruttoria. In questo caso, si raccomanda  di effettuare tempestivamente la suddetta verifica e definire al più presto il caso.  

Il codice con cui verranno acquisiti in DsWeb le indennità di tirocinio in parola, sarà il seguente:

Cod. Indenn.: TYGM (pag. mensile o di altra periodicità indennità di tirocinio GG)
 Regione     : ………. (codice regionale che individua la Regione, per esempio,  Toscana 09, Valle D’Aosta 02, ecc…)
Anno pagamento: 14  (per l’anno 2014, anno di avvio del pagamento)

Come stabilito nella Convenzione e meglio precisato nel presente messaggio  - l’indennità di tirocinio non dovrà, di norma, essere corrisposta in favore dei percettori di prestazioni a sostegno del reddito.

Al riguardo, si precisa che  l’applicazione non consentirà di “acquisire in pagamento” (cioè non passerà automaticamente in DsWeb per il definito pagamento della indennità) le richieste per i cui beneficiari siano presenti altre domande “aperte” ovvero domande di prestazioni di disoccupazione non agricola (mobilità, aspi, mini aspi) erogate in periodi anche parzialmente sovrapposti ai periodi di pagamento richiesti a titolo di indennità di tirocinio. In presenza di domanda “aperta” l’operatore potrà “definire” in DsWeb tale istanza e quindi richiedere l’acquisizione in pagamento della richiesta di indennità di tirocinio; in ogni caso l’acquisizione sarà consentita solo se il periodo di tirocinio non si sovrappone a periodi per i quali sono state già erogate altre prestazioni.

La stessa applicazione non consentirà di “acquisire in pagamento” in maniera automatica le richieste relative a soggetti che risultano occupati, nella procedura UNILAV, per il medesimo periodo di riferimento dell’indennità di tirocinio.

In presenza di tali circostanze – come già sopra indicato – gli operatori di Sede territoriale non dovranno procedere al pagamento dell’indennità di tirocinio e daranno tempestiva comunicazione del mancato pagamento alla Sede regionale.

Infine si ricorda che per le domande acquisite in DsWeb è disponibile il servizio “Fascicolo del Soggetto” che permette un esame della situazione contributiva e lavorativa del lavoratore, nonché delle eventuali prestazioni percepite.


Istruzioni contabili

Come già anticipato, l’indennità di tirocinio, nell’ambito del Piano Italiano di attuazione della cosiddetta “Garanzia Giovani”, è erogata dall’Inps nei limiti delle risorse anticipate dal Ministero del Lavoro e delle politiche sociali, per ciascuna Regione/Provincia autonoma, mediante accredito diretto sul conto corrente di Tesoreria centrale della Direzione generale n. 20350 con causale “INPS-ART.24-L.21.12.1978, N.843 TESOR.CENTRALE”.

L’accredito sarà imputato da parte della Direzione centrale bilanci e servizi fiscali al conto di nuova istituzione GPZ10195, in sezione AVERE, e distribuito – sulla base della distinta di ripartizione degli importi destinati a ciascuna Regione/Provincia autonoma, ricevuta dal Ministero del Lavoro e delle politiche sociali – alle Direzioni Regionali, a titolo di provvista, mediante il modello contabile SC10/R con la descrizione della causale “Trasferimento provvista necessaria per l’erogazione dell’indennità Tirocinio giovani (c/GPZ10195)”, a cui seguirà l’assunzione contabile della provvista da parte delle sedi Regionali riceventi.

Le Sedi territoriali interessate al pagamento dell’indennità in argomento, elaboreranno  le prestazioni dopo aver ricevuto da parte della propria Direzione Regionale, direttamente sulla procedura informatica, l’autorizzazione a disporre il pagamento.

L’erogazione dell’indennità avverrà con procedura accentrata e sarà rilevata contabilmente nell’ambito della Gestione per l’erogazione delle prestazioni per conto di altri Enti (evidenza contabile GPZ), attraverso la registrazione di un biglietto contabile automatizzato, tipo operazione “PN”, che consentirà l’assunzione del debito, in AVERE, al conto GPZ11195 (causale FC 21002) (codice applicazione e codice prodotto) e dell’onere, in DARE, al conto GPZ35195, entrambi di nuova istituzione. Nello stesso biglietto contabile avverrà la rilevazione delle ritenute erariali in AVERE al conto già in uso GPA27009.

Predisposto il lotto, sulla contabilità della Direzione generale dell’Inps verrà preacquisito il corrispondente ordinativo di pagamento, al conto di interferenza GPA55170, già in uso, per consentire successivamente, sulla contabilità di sede, con tipo operazione “NP”, la chiusura del debito GPZ11195 in contropartita dello stesso conto di interferenza. Nel medesimo biglietto automatizzato verrà rilevato l’addebitamento della prestazione erogata, alla Regione competente, attraverso la valorizzazione del conto GPZ00195, in DARE, e del conto GPZ25195, in AVERE per un importo pari a quello risultante dal conto GPZ35195.

I saldi dei conti GPZ35195 e GPZ25195, conseguentemente, sulle sedi che erogano le prestazioni, saranno automaticamente concordanti, senza necessità di effettuare ulteriori scritture.

In questa occasione, per agevolare il lavoro, per lo più manuale, legato alle particolari modalità di contabilizzazione delle partite di giro che innescano trasferimenti contabili tra le Sedi che ricevono la provvista e quelle che erogano le prestazioni, si è provveduto ad implementare la procedura contabile, sul sistema SAP ECC, per consentire la rilevazione automatizzata delle partite viaggianti, senza alcun intervento da parte degli operatori. Al riguardo, si comunica di aver istituito il nuovo conto di interferenza, GPA55102 – per rilevare il trasferimento automatizzato tra sedi.

Pertanto, il credito rilevato al conto GPZ00195, su ciascuna sede territoriale, sarà trasferito automaticamente alla corrispondente Direzione Regionale, con biglietto tipizzato “Trasferimento credito Tirocinio Giovani” attraverso la scrittura:

Sede territoriale – tipo operazione “00”
GPA55102          A              GPZ00195 (trasferimento del credito dalla sede territoriale alla Direzione regionale)

conseguentemente, sulla sede Regionale verranno acquisiti, automaticamente, i movimenti relativi all’assunzione del credito e la chiusura dello stesso con la provvista, attraverso le scritture tipizzate “Assunzione e chiusura credito Tirocinio Giovani”:

Direzione regionale – tipo operazione “00”

GPZ00195          A              GPA55102  (assunzione del credito presso la Direzione regionale)
GPZ10195          A              GPZ00195  (addebito delle prestazioni sulla provvista in Direzione regionale)

La Direzione regionale, al termine delle operazioni contabili, avrà cura di verificare, mediante la valutazione della consistenza del saldo del conto GPZ10195, la congruità della provvista ricevuta che dovrà essere sufficiente, come più volte raccomandato, a coprire l’erogazione delle prestazioni.

Per la rilevazione contabile di eventuali riaccrediti, per pagamenti non andati a buon fine, sulla base del flusso telematico di rendicontazione di Banca d’Italia, le somme verranno imputate al conto di interferenza GPA55180, già in uso, movimentabile soltanto da procedura automatizzata.

La chiusura del conto di interferenza avverrà in contropartita del conto GPA10031, assistito da partitario contabile con l’indicazione del codice di bilancio appositamente istituito “03134 – somme non riscosse dai beneficiari – Tirocinio giovani”.

In allegato 2 è riportata la variazione del piano dei conti.

Formazione

L’inizio dell’attività di pagamento dell’indennità di tirocinio sarà preceduta da una giornata di formazione, in videoconferenza, sulle regole convenzionali, sui flussi di processo e sull’utilizzo delle procedure informatiche.


Fonte: Messaggio INPS n. 7899 del 22/10/2014

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Presentazione telematica delle domande di pensione in regime comunitario per soggetti residenti in Paesi esteri non convenzionati.

Si comunica che è stata rilasciata una nuova versione della procedura on line delle domande di pensione in convenzione internazionale (cittadino/patronato).

L’implementazione consente ai residenti in Paesi esteri, non legati all’Italia da accordi di sicurezza sociale e che possono far valere periodi di assicurazione in paesi UE, di inoltrare domanda di pensione, a condizione che l’ultimo periodo assicurativo sia stato svolto in Italia.

La circolare n.88 del 2 luglio 2010 punto 18 dispone infatti quanto segue:

 Le domande di pensione di vecchiaia e ai superstiti, nonché le domande di pensione di invalidità relative alle persone che siano state soggette ad almeno una legislazione di tipo B, devono essere presentate all’istituzione del luogo di residenza o all’istituzione dello Stato membro alla cui legislazione la persona è stata soggetta da ultimo. Nel caso in cui la persona non sia mai stata soggetta alla legislazione dell’istituzione del luogo di residenza, quest’ultima inoltrerà la domanda all’istituzione a cui la persona è stata soggetta da ultimo (articolo 45, paragrafo 4, del regolamento di applicazione).

La procedura “ Domanda di pensione on line” provvede a confrontare le date inserite nella sezione dichiarazioni “periodo lavoro estero” con l’ estratto UNEX del soggetto richiedente e consente l’ inoltro della domanda solo se l’ultimo periodo assicurativo risulta svolto in Italia.

In caso contrario, la trasmissione della domanda viene interrotta con il seguente messaggio:

La domanda di pensione deve essere presentata all'istituzione dello Stato membro alla cui legislazione Lei è stato soggetto da ultimo (articolo 45 del regolamento di applicazione (CE) n.987).

Si ribadisce che l’inoltro, alle condizioni citate, è consentito solo con la procedura on line e solo per le pensioni in regime comunitario.


Fonte: Messaggio INPS n. 7973 del 24/10/2014

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Consulenza infragruppo: senza inerenza, niente deduzione.

Nella sentenza n. 21184 dell’8 ottobre 2014, la Cassazione ha affermato che, ai fini della deducibilità dei costi imputabili a consulenze infragruppo, è necessario provare l’inerenza e la congruità della spesa, con la conseguenza che l’Amministrazione finanziaria può legittimamente disconoscere la deducibilità dei relativi costi sulla base del principio di inerenza, disciplinato dall’articolo 109 del Tuir.

La vicenda origina dal ricorso in Cassazione proposto dall’Agenzia delle Entrate avverso una sentenza della Ctr della Lombardia che, accogliendo l’appello presentato da una società, aveva ritenuto illegittimo l’avviso di accertamento emesso da un ufficio finanziario lombardo, al fine di recuperare a tassazione – per mancanza del requisito dell’inerenza – costi imputabili a spese per attività di consulenza infragruppo.

Secondo i giudici di appello, le prestazioni di consulenza erogate dalla società capogruppo in favore di una sua controllata (rectius, la società accertata) erano regolate da apposito contratto e avevano consentito a quest’ultima di effettuare un’operazione di acquisizione societaria con notevole incremento del proprio volume di affari.
In altri termini – nonostante la mancata descrizione delle concrete attività fatturate non abbia consentito all’Amministrazione fiscale la verifica puntuale e analitica dei costi supportati dalla società rispetto all’attività di consulenza svolta – la capogruppo, sulla base di un regolare contratto, aveva svolto, a beneficio della società controllata, un’attività di consulenza in ambito finanziario, consentendo a quest’ultima il raggiungimento di importanti risultati economici, con la conseguenza che i costi della consulenza sostenuti dalla capogruppo sono da considerare deducibili, in quanto inerenti.

Nel ricorso di legittimità, l’Amministrazione eccepisce la violazione dell’articolo 109 del Tuir, laddove i giudici di appello hanno ravvisato l’inerenza dei costi in questione e, conseguentemente, la loro deducibilità, nonostante le relative fatture contenessero l’indicazione generica delle prestazioni e il relativo contratto fosse di poche righe, oltre a numerosi altri elementi, emersi in corso di verifica, che facevano propendere per la natura elusiva dell’operazione.

La decisione della Corte suprema
La Cassazione accoglie il ricorso, nella considerazione che il disposto di cui al comma 5 dell’articolo 109 del Tuir - secondo cui “le spese e gli altri componenti negativi diversi dagli interessi passivi, tranne gli oneri fiscali, contributivi e di utilità sociale, sono deducibili se e nella misura in cui si riferiscono ad attività o beni da cui derivano ricavi o altri proventi che concorrono a formare il reddito o che non vi concorrono in quanto esclusi” - va interpretato, come da consolidato orientamento giurisprudenziale, nel senso che “…i costi per essere ammessi in deduzione quali componenti negativi del reddito di impresa, debbono soddisfare ‘i principi di effettività, inerenza, competenza, certezza, determinatezza o determinabilità’ (10167/12; 13806/14; 1565/14)”.
In altri termini, ai fini della deducibilità di un costo, la Cassazione ricorda che “…non solo è necessario che ne sia certa l’esistenza, ma occorre altresì che ne sia comprovata l’inerenza, vale a dire che si tratti di spesa che si riferisce ad attività da cui derivano ricavi o proventi che concorrono a formare il reddito di impresa’ (6650/06)….trattandosi peraltro di una componente negativa del reddito si è inoltre precisato che , ‘la prova della sua esistenza ed inerenza incombe al contribuente’ (1709/07) e che ‘per provare tale ultimo requisito, non è sufficiente... che la spesa sia stata dell’imprenditore riconosciuta e contabilizzata, atteso che una spesa può essere correttamente inserita nella contabilità aziendale solo se esiste una documentazione di supporto, dalla quale possa ricavarsi, oltre che l’importo, la ragione della stessa’ (4570/2001)”.

Secondo la Cassazione, quindi, il ragionamento svolto dai giudici di appello si pone in evidente contrasto con i richiamati principi interpretativi in quanto, nel caso di specie, la prova dei costi deducibili non è stata opportunamente documentata, come pure la coerenza economica del costo sostenuto nell’attività d’impresa, da ritenersi sproporzionato (circa 410mila euro) rispetto al beneficio ricevuto.
Ne consegue che, la sentenza impugnata “…non soddisfa il descritto decalogo probatorio e quindi viola il richiamato principio di inerenza, ma anzi costituisce sotto questa angolazione un’oggettiva forzatura del quadro fattuale, atteso che l’inerenza è stata riconosciuta ad onta delle motivate contestazioni fatte valere dall’amministrazione in relazione alla genericità della descrizione della prestazione recata dalla fattura… alla laconicità del contratto regolante il rapporto…e all’ingente ammontare del costo portato in deduzione…”.

Osservazioni
Nella condivisibile sentenza in commento, la Cassazione ribadisce un principio fondamentale del sistema tributario: quello per cui il costo, per essere portato in deduzione, deve essere debitamente documentato e proporzionato al tipo di attività svolta.
Pertanto, oltre a dimostrane l’inerenza, l’imprenditore è obbligato – pena l’indeducibilità del costo – a provare la coerenza economica delle spese sostenute, ove, come nel caso di specie, venga contestata dall’Amministrazione finanziaria la congruità dei dati relativi a costi e ricavi esposti nel bilancio e nelle dichiarazioni.

Lo stesso principio di diritto è stato ribadito, anche recentemente, dalla Cassazione nelle sentenze 17301/2014 (con riferimento alle consulenze), 8699/2014 (con riguardo alla scheda carburante) e 17645/2013 (in materia di spese di pubblicità e rappresentanza).


Fonte: Agenzia Entrate

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L’accertamento con adesione resta in piedi anche senza dialogo.

La Suprema Corte ripercorre il proprio orientamento consolidato a SS.UU. in base al quale “In tema di accertamento con adesione, la mancata convocazione del contribuente, a seguito della presentazione dell’istanza ex articolo 6, Dlgs. n. 218 del 1997, non comporta la nullità del procedimento di accertamento adottato dagli Uffici, non essendo tale sanzione prevista dalla legge” (Cassazione, SS.UU., 3676/2010).


Sentenza n. 21991 del 17 ottobre 2014 (udienza 29 maggio 2014)
Cassazione civile, sezione V - Pres. Cappabianca Aurelio - Est. Cigna Mario
Articolo 6, Dlgs. n. 218 del 1997 – Accertamento con adesione – La convocazione del contribuente costituisce per l’ufficio una facoltà e non un obbligo

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Successione: immobili all'estero.

Ai fini dell'imposta di successione, come deve essere trattato un immobile all'estero posseduto dal de cuius residente in Italia? Dove va presentata la dichiarazione?

L’imposta di successione è dovuta in relazione a tutti i beni e diritti trasferiti per successione o per donazione, anche se esistenti all’estero (articolo 2, comma 1. decreto legislativo n. 346/1990). La dichiarazione di successione deve essere presentata all'ufficio territoriale dell'Agenzia delle Entrate nella cui circoscrizione era fissata l'ultima residenza del defunto.


Fonte: Agenzia Entrate

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La dichiarazione precompilata: in via sperimentale, dal 2015.

La legge delega per la riforma fiscale (legge 11 marzo 2014, n. 23) ha previsto che il Governo adotti, attraverso l’emanazione di specifici decreti legislativi, delle misure per offrire una migliore assistenza ai contribuenti per l’esecuzione degli adempimenti fiscali a loro carico, in particolare per la predisposizione delle dichiarazioni dei redditi e per il calcolo delle relative imposte.
Al momento, è in corso di emanazione lo schema di decreto in materia di semplificazioni fiscali (atto del Governo 99-bis), che contiene anche la disciplina relativa alla predisposizione delle dichiarazioni da parte dell’Agenzia delle Entrate.
Si prevede che l’Agenzia metta a disposizione dei cittadini dei modelli di dichiarazione già “precompilati” con alcuni dati conosciuti dall’Amministrazione finanziaria; i contribuenti potranno semplicemente accettare la dichiarazione, se riterranno che i dati proposti sono rispondenti alla loro reale situazione, oppure fare delle correzioni in caso di dati errati o incompleti.

Sul tema, l’Agenzia delle Entrate non è certo impreparata: già da anni, infatti, è stata intrapresa questa strada, nell’ottica di valorizzare al massimo il patrimonio informativo disponibile. Infatti, per i contribuenti che scelgono di compilare e trasmettere il modello Unico Persone fisiche utilizzando i software offerti dall’Agenzia, è disponibile il servizio UnicoWeb, che fornisce come base di partenza un modello in cui sono già pre-impostate alcune informazioni, ovviamente modificabili, che derivano dalla dichiarazione precedente (ad esempio, i redditi dei fabbricati e dei terreni, i familiari a carico, le spese ripartite su più annualità).

Il progetto di predisposizione delle dichiarazioni da parte dell’Agenzia partirà, in via sperimentale, dal 2015 e riguarderà, in prima battuta, i contribuenti che presentano tipologie reddituali “semplici”, principalmente redditi di lavoro dipendente e assimilati e redditi di pensione, normalmente dichiarati attraverso il modello 730.

L’adozione della dichiarazione precompilata rappresenta un radicale cambiamento nei rapporti tra Fisco e cittadini, una completa inversione del paradigma attuale: oggi, è il contribuente che dichiara i propri redditi e le spese sostenute, versando in auto-liquidazione le imposte eventualmente dovute o premurandosi di richiedere il rimborso, se ha versato imposte in eccedenza.
L’Agenzia delle Entrate è quindi chiamata a effettuare delle verifiche ex post sulla dichiarazione, in primo luogo attraverso la liquidazione automatizzata, effettuata ai sensi dell’articolo 36-bis del Dpr 600/1973, che verifica a tappeto, su tutte le dichiarazioni presentate, eventuali errori nella compilazione o nel pagamento delle somme dovute.
L’Amministrazione finanziaria svolge poi dei controlli “documentali” sulla dichiarazione, secondo quanto disposto dall’articolo 36-ter dello stesso Dpr 600/1973, per verificare che le spese indicate in dichiarazione che danno diritto a deduzioni dal reddito (ad esempio, gli assegni di mantenimento al coniuge separato) o a detrazioni dall’imposta (ad esempio, gli interessi passivi versati per mutui contratti per l’acquisto dell’abitazione principale) siano state effettivamente sostenute. In questi casi, il contribuente è chiamato a esibire i documenti che giustificano tali spese, presentandoli a un ufficio territoriale dell’Agenzia o avvalendosi di altre modalità, anche telematiche, di trasmissione della documentazione.
Il controllo, in questi casi, avviene confrontando i dati dichiarati con quelli che alcuni soggetti terzi (tipicamente, banche, assicurazioni ed enti previdenziali) sono tenuti a trasmettere periodicamente all’Agenzia.

Con l’avvento della dichiarazione precompilata, questo scenario è destinato a cambiare radicalmente.
Il patrimonio informativo che l’Agenzia ha a disposizione, finora utilizzato principalmente per finalità di controllo, sarà impiegato, per la prima volta, per fornire un reale servizio ai cittadini: la dichiarazione dei redditi.
Per compilare i modelli, l’Agenzia delle Entrate potrà utilizzare le informazioni già in suo possesso, ad esempio le dichiarazioni degli anni precedenti o i dati relativi agli atti del registro, le informazioni sui redditi erogati a dipendenti e pensionati trasmesse dai sostituti d’imposta, nonché i dati relativi ad alcune spese sostenute dai contribuenti che danno diritto a detrazioni o deduzioni, comunicati dagli enti esterni: diventa quindi evidente che, se la dichiarazione viene accettata dai contribuenti senza apportare modifiche, viene meno la necessità di sottoporre la stessa al controllo documentale.

Dal punto di vista dei controlli, il vantaggio per i cittadini sarà ancora più forte se decideranno di avvalersi di un intermediario abilitato (Caf o professionista) per lo scarico e il successivo invio della dichiarazione: in questo caso, eventuali controlli e richieste di documentazione non saranno più rivolti al contribuente, come accade oggi, ma saranno indirizzati all’intermediario che gli ha fornito assistenza e che sarà anche chiamato a rispondere direttamente in caso di errore.
In questo modo, si intende valorizzare il ruolo degli intermediari quali soggetti che, nell’ambito della loro attività, autorizzata dallo Stato, devono verificare che la dichiarazione sia coerente con la documentazione in possesso del contribuente e devono quindi apporre il visto di conformità sulla dichiarazione, attività per cui ricevono uno specifico compenso.

Naturalmente si tratta di un percorso difficile, da attuare con gradualità.
Il quadro normativo di riferimento in materia fiscale, infatti, è particolarmente complesso e l’Agenzia delle Entrate non sempre dispone di tutte le informazioni utili per proporre al contribuente una dichiarazione che egli possa accettare “in toto”. Basti pensare che, in molti casi, per poter usufruire delle detrazioni o deduzioni, le norme richiedono anche la presenza di specifici requisiti soggettivi (ad esempio, per detrarre gli interessi passivi sui mutui contratti per l’acquisto dell’abitazione principale è richiesto che il contribuente sia residente in quell’immobile, con alcune peculiari eccezioni).
Nonostante le difficoltà, è stato avviato un progetto ambizioso, che prevede, negli anni a venire, l’inserimento in dichiarazione di un numero sempre maggiore di dati: a partire dal 2016, infatti, sarà precompilata anche la sezione relativa alle spese sanitarie, che rappresentano una voce di spesa molto diffusa, e di importo significativo, per la maggior parte dei cittadini. Saranno poi sviluppati ulteriori flussi informativi da parte di altri soggetti privati nell’ottica di poter fornire ai contribuenti, nel corso dei prossimi anni, una dichiarazione il più possibile corretta e completa di tutti i dati che li riguardano.


Fonte: Agenzia Entrate

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Comunicazione Black List. Novità.

Il decreto semplificazioni:


  • riduce il numero delle dichiarazioni sulle operazioni con controparti domiciliate in Stati a fiscalità privilegiata,
  •  innalzando la soglia di esenzione che passa dagli attuali euro 500,00 a euro 10.000,00.

In sostanza scompaiono le attuali comunicazioni mensili o trimestrali e la trasmissione dei dati verrà effettuata solo una volta all’anno (con modalità che dovranno essere stabilite dall’Agenzia delle Entrate). La soglia minima delle operazioni da dichiarare passa dagli attuali euro 500,00 ad euro 10.000,00. Il limite riguarda l’importo complessivo annuale delle cessioni e delle prestazioni, rese o ricevute.

La "soglia minima" ha già fatto discutere in questi mesi. Non è stato precisato dalla norma se il limite annuale entro cui scatta l’obbligo sia riferito all’ammontare complessivo o a ciascuna operazione. In attesa di conferma ufficiale sembrerebbe che l’importo complessivo sia da riferire al volume di affari realizzato con la singola controparte domiciliata nel paradiso fiscale e non invece al totale delle operazioni attive e passive effettuate dal contribuente.

Lo schema di decreto stabilisce che entrambe le modifiche apportate (soglia e periodicità) si renderanno applicabili alle operazioni effettuate nell’anno solare in corso alla data di entrata in vigore del provvedimento e quindi dal 2014.

L’entrata in vigore del provvedimento dovrebbe pertanto comportare la non sanzionabilità per le operazioni non comunicate nei modelli black list mensili o trimestrali scaduti nei primi mesi del 2014. I suddetti dati potrebbero essere inseriti nella comunicazione annuale, semprechè vi siano i presupposti (soglia minima) per la comunicazione.

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Due contratti con stesso oggetto, stesso importo = sospetta elusione.

In tema di accertamento rettificativo dei redditi, la disciplina antielusiva dell’interposizione, prevista dall’articolo 37, comma 3, Dpr 600 del 1973, non presuppone necessariamente un comportamento fraudolento da parte del contribuente, essendo sufficiente un uso improprio, ingiustificato o deviante di un legittimo strumento giuridico, che consenta di eludere l’applicazione del regime fiscale che costituisce il presupposto d’imposta” (cfr Cassazione 26571/2013).



Sentenza n. 21991 del 17 ottobre 2014 (udienza 29 maggio 2014)
Cassazione civile, sezione V - Pres. Cappabianca Aurelio - Est. Cigna Mario
Articolo 37, comma 3, Dpr 600/1973 – Disciplina antielusiva dell’interposizione – Non necessarietà di un comportamento fraudolento del contribuente – È sufficiente un uso improprio, ingiustificato o deviante di un legittimo strumento giuridico

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Depurazione delle acque reflue: tassa dovuta a prescindere da tutto.

La Suprema corte (pronunce n. 12763 e 12769 del 2014) conferma la propria giurisprudenza sull’esclusione della necessaria installazione o del funzionamento degli impianti di depurazione delle acque reflue in riferimento alla legittimazione della richiesta del Comune del pagamento della relativa tassa di depurazione prevista dagli articoli 16 e seguenti della legge n. 319 del 1976, in vigore fino al 3 ottobre 2000, quando è stata sostituita dal canone per il servizio idrico integrato.
In questo senso, si veda la sentenza della Cassazione 4 gennaio 2005, n. 96, per la quale il servizio di depurazione delle acque reflue costituisce un servizio pubblico irrinunciabile, che gli enti gestori sono tenuti a istituire per legge. Tale conclusione è stata resa in riferimento alla cennata legge del 1974, dalla quale i giudici di legittimità, nella sentenza che si annota, hanno tratto la conseguenza che la tassa per i servizi di depurazione delle acque reflue è dovuto indipendentemente non solo dall’effettiva utilizzazione del servizio, ma anche dalla istituzione di esso o dall’esistenza dell’allacciamento fognario a esso della singola utenza.

La questione oggetto dell’intervento della Corte regolatrice del diritto concerne un profilo particolare emergente dalla circostanza che lo stabilimento provvedeva a scaricare le acque reflue in un canale, il quale era tributario di un collettore appartenente al consorzio di bonifica, ente non territoriale al quale la società contribuente corrispondeva il relativo contributo, la cui presenza aveva indotto i giudici di primo e di secondo grado a escludere la debenza del canone di depurazione per evitare una doppia imposizione.

Il Comune opponeva che il presupposto della tassa di depurazione delle acque reflue era da individuare nel mero allacciamento alla rete fognaria e che il trasferimento al Comune dell’alveo suddetto e di tutti i relativi canali era avvenuto con un decreto ministeriale esecutivo della legge n. 559 del 1993, ma la Commissione tributaria regionale evidenziò, in primo luogo, che dal Tribunale superiore delle acque era stato accertato che l’alveo e i suoi affluenti avevano conservato la natura di canali di bonifica ricadenti nel comprensorio delle paludi.

In secondo luogo, e ancora in fatto, fu attestato che alcuna “sdemanializzazione” era stata documentata con riferimento a tali canali, i quali permanevano nel patrimonio della Provincia e non del Comune e, infine, che “l'effettuazione di opere di infrastruttura primaria, quanto al regime delle acque, non poteva costituire elemento idoneo a mutare la titolarità del diritto sull'alveo, giacché questo era comunque destinato a ricevere acque non confondibili con quelle di scarico, cui associare l'applicazione del contributo”.

L’accertamento in fatto che le acque reflue scorrevano nel Fosso appartenente al consorzio di bonifica e che al consorzio era stato già pagato il contributo, non determina, come ben rileva la decisione della Cassazione in rassegna, che la società risulti soggetta per lo stesso presupposto a una duplice tassazione, in quanto, ancorché non detto espressis verbis dai giudici di legittimità, i tributi sono due: uno per la depurazione, l’altro per la canalizzazione delle acque. In questo senso, si veda quanto affermato dalla Suprema corte nella sentenza 17 febbraio 2010, n. 3718, secondo cui dal riconoscimento della natura e funzione di collettore di smaltimento di scarichi fognari deve trarsi la logica conseguenza che il canone di fognatura e depurazione era dovuto perché non escluso dalla concorrente funzione di drenaggio delle acque meteoriche e di falda proprie delle opere di bonifica.

Pertanto, due presupposti d’imposta diversi sullo stesso bene (nel caso di specie, alveo) non determinano alcuna doppia imposizione, a nulla rilevando che vengono a incidere sullo stesso bene, come d’altronde usuale nell’ordinamento italiano (si pensi, ad esempio, agli immobili soggetti a Ici/Imu e imposte personali).

Infine, è da tenere conto che la natura tributaria della tassa per la depurazione delle acque reflue è stata riconosciuta dalla Consulta 8 ottobre 2008, n. 335, la quale ha aggiunto che nel sistema delineato dalla legge n. 36 del 1994 la tariffa del servizio idrico integrato, articolato in tutte le sue componenti – e, quindi, anche quella relativa al servizio di depurazione – ha natura di corrispettivo di prestazioni contrattuali e non di tributo.

Da ciò, i giudici di legittimità costituzionale hanno desunto che è costituzionalmente illegittimo vuoi l’articolo 14, comma 1, della legge 5 gennaio 1994, n. 36 (sia nel testo originario sia nel testo modificato dall’articolo 28 della legge 31 luglio 2002, n. 179), nella parte in cui prevede che la quota di tariffa riferita al servizio di depurazione è dovuta dagli utenti, vuoi l’articolo 155, comma 1, primo periodo, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, nella parte in cui prevede che la quota di tariffa riferita al servizio di depurazione è dovuta dagli utenti in ogni caso.

Infatti, come noto, dal 3 ottobre 2000, la tassa è stata sostituita dalla tariffa del servizio idrico integrato, della quale una quota è riferita al servizio di depurazione, quota che la decisione in nota qualifica in termini di “corrispettivo di una prestazione commerciale complessa che, per quanto determinata nel suo ammontare in base alla legge, trova fonte non in un atto autoritativo direttamente incidente sul patrimonio dell'utente, bensì nel contratto di utenza”, per effetto dell’articolo 24 del Dlgs 18 agosto 2000, n. 258, che ha soppresso l’articolo 62, commi 5 e 6 del Dlgs 11 maggio 1999, n. 152, i quali avevano posticipato l’entrata in vigore della legge 5 gennaio 1994, n. 36, istitutiva del servizio idrico integrato.


Fonte: Agenzia Entrate

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Nuovi minimi: il limite di 30mila euro.

Svolgo attività di libero professionista in regime dei "nuovi minimi". Prestazioni occasionali in ambiti diversi e cessione di diritti d’autore rilevano nel calcolo del limite annuo di 30mila euro?

I soggetti che intendono fruire del regime di vantaggio per i lavoratori in mobilità e imprenditoria giovanile ("nuovi minimi") devono possedere, tra gli altri, i requisiti originariamente previsti per i "vecchi minimi". Pertanto, nell'anno solare precedente, non devono aver conseguito ricavi o percepito compensi, ragguagliati ad anno, superiori a 30mila euro (articolo 1, comma 96, legge 244/2007). I ricavi e i compensi cui occorre fare riferimento sono quelli richiamati, rispettivamente, agli articoli da 57 a 85 e 54 del Tuir (circolare 73/2007). Sono esclusi i compensi di natura occasionale qualificabili come redditi diversi (paragrafo 1.9 della circolare 13/2008), mentre, in linea generale, devono essere compresi nel calcolo del limite di 30mila euro i compensi per la cessione del diritto d’autore (risoluzione 311/2008).


Fonte: Agenzia Entrate

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Iva, ultimo trimestre di rimborsi.

I contribuenti che nel trimestre luglio/settembre hanno realizzato un’eccedenza Iva detraibile superiore a 2.582,28 euro e hanno i requisiti per accedere alla liquidazione infrannuale della maggiore imposta versata devono, entro il prossimo 31 ottobre, trasmettere all’Agenzia delle Entrate il modello “TR” per chiedere il rimborso o l’utilizzo in compensazione del credito (o di una sua parte) maturato nel terzo trimestre 2014.
L’opportunità è prevista e disciplinata dall’articolo 38-bis, del Dpr 633/1972 (decreto Iva).
Si tratta dell’ultimo appuntamento annuale di questo tipo per il mondo delle partite Iva. Le eccedenze di ottobre, novembre e dicembre, infatti, confluiranno nella dichiarazione Iva annuale.

D’obbligo, per la presentazione, il canale telematico. La richiesta può essere inviata direttamente dall’interessato o tramite gli intermediari abilitati.
Al riguardo, un’informazione pratica: le istruzioni e le specifiche tecniche del modulo “TR” sono state di recente modificate (sostituendo le precedenti) dal provvedimento del 19 settembre. L’aggiornamento ha tenuto conto dell’arrivo dei fabbricanti di aeromobili, veicoli spaziali e relativi dispositivi, fra i contribuenti ammessi all’erogazione dei rimborsi in via prioritaria (decreto 10 luglio 2014), ovvero entro tre mesi dalla richiesta.

I crediti devono riferirsi esclusivamente ai mesi considerati, di conseguenza, rimangono fuori le eventuali somme residuali relative ai periodi precedenti.

Rimborsi trimestrali sì, ma non per tutti
I presupposti per il via libera al recupero trimestrale dell’Iva sono elencati nel terzo comma dell’articolo 30 del Dpr 633/1972, lettere a), b), c), e) e d):
il contribuente svolge soltanto o prevalentemente operazioni soggette a imposta con aliquota media, maggiorata del 10%, inferiore a quella media relativa agli acquisti e alle importazioni (rigo TD1). Il calcolo deve considerare tutte le operazioni registrate, comprese quelle sottoposte a inversione contabile. Vanno esclusi solo gli acquisti e le cessioni di beni ammortizzabili
l’ammontare delle operazioni non imponibili previste dagli articoli 8, 8-bis e 9 del decreto Iva (esportazioni e operazioni assimilate, servizi internazionali connessi agli scambi internazionali) è superiore al 25% dell’ammontare complessivo delle operazioni effettuate (rigo TD2)
il contribuente ha effettuato acquisti o importazioni di beni ammortizzabili per un ammontare superiore ai due terzi del totale degli acquisti e delle importazioni imponibili (rigo TD3)
il richiedente è un operatore non residente, che si è identificato direttamente in Italia o ha nominato un rappresentante fiscale nello Stato (rigo TD4)
il contribuente ha effettuato, nei confronti di soggetti passivi non stabiliti in Italia, per un importo superiore al 50% dell’ammontare di tutte le operazioni realizzate, prestazioni: di lavorazione di beni mobili materiali; di trasporto di beni e relativa intermediazione; accessorie ai trasporti di beni e relativa intermediazione; di natura creditizia, finanziaria e assicurativa effettuate nei confronti di soggetti extra Ue o riguardanti beni destinati a essere esportati fuori dalla Comunità europea (rigo TD5).
L’infrannuale come l’annuale, vuole la garanzia
I rimborsi trimestrali superiori a 5.164,57 euro, così come avviene per quelli annuali, richiedono una garanzia finanziaria. L’importo ingloba l’intero periodo d’imposta, quindi, tutti i crediti richiesti a rimborso per la stessa annualità, anche se in momenti diversi.
Le forme di garanzia adottabili sono quelle previste dall’articolo 38-bis, comma 1, del decreto Iva. L’importo “assicurato” è pari alla somma dell’imposta eccedente più gli interessi maturati.

Ai “virtuosi”, fiducia autocertificata
Il legislatore, però, ha previsto delle eccezioni, con le quali ha voluto facilitare il contribuente “virtuoso” o che si trova in particolari condizioni e così, in alcuni casi specifici, il rimborso superiore a 5.164,57 euro è concesso anche senza garanzia. Si tratta di situazioni patrimoniali, fiscali e contributive meritevoli di fiducia, ritenute sufficientemente stabili. In queste ipotesi, va presentata la dichiarazione sostitutiva prevista dalla lettera c), settimo comma, dell’articolo 38-bis.
L’ammontare del rimborso erogabile senza garanzia non può eccedere il 100% della media dei versamenti affluiti nel conto fiscale nel biennio precedente. Di conseguenza, nell’ipotesi in cui la cifra travalichi la soglia, va presentata garanzia per la quota in surplus.

L’alternativa è la compensazione
L’eccedenza Iva infrannuale può essere recuperata, in alternativa, ricorrendo alla compensazione orizzontale tramite F24 (codice tributo è 6038), comunque dietro presentazione del modello “TR”.
In poche parole, anche per compensare il credito Iva maturato nel periodo luglio/settembre 2014 con altri tributi, contributi e premi, occorre trasmettere l’istanza entro il 31 ottobre.
Il credito trimestrale, se supera i 5mila euro, può essere compensato a partire dal giorno 16 del mese successivo a quello di scadenza per la presentazione della domanda e, quindi, per quanto riguarda il periodo che ci interessa, non prima del prossimo 16 novembre; l’operazione deve avvenire necessariamente tramite i servizi telematici dell’Agenzia delle Entrate (Entratel o Fisconline).

La compensazione orizzontale ha un limite annuo di 700mila euro, innalzato fino a un milione di euro per i subappaltatori del settore edile che, nell’anno precedente, hanno realizzato un volume d’affari composto per almeno l’80% da prestazioni in subappalto sottoposte a reverse charge.
Il contribuente, comunque, può sempre sfruttare l’eccedenza in diversi modi: una parte a rimborso, un’altra in compensazione e un’altra ancora a scomputo nelle successive liquidazioni.
A tal proposito, è opportuno ricordare che la compensazione è preclusa in presenza di ruoli definitivi di importo superiore a 1.500 euro, scaduti e non pagati.


Fonte: Agenzia Entrate

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venerdì 24 ottobre 2014

Detrazione IVA su “Sconti” o “premi di fine anno”.

In materia Iva, è indebita la detrazione d’imposta relativa a fatture per omaggi, per sconti o abbuoni dovuti a merce deteriorata e per premi di fedeltà o di fine anno se non viene fornita dal contribuente la prova che legittima il suo diritto. Lo ha affermato la Cassazione, con la sentenza n. 21182 dell’8 ottobre 2014.

I fatti di causa
Con tre avvisi di rettifica relativi agli anni di imposta 1994, 1995, 1996, notificati a una società per azioni, l’ufficio recuperava a tassazione l’Iva indebitamente detratta in relazione, tra l’altro, a:
1) fatture relative ad acquisti di beni destinati a omaggi, in relazione ai quali la contribuente non aveva dimostrato l’inerenza all’attività di impresa
2) fatture o note di debito emesse a fronte di sconti o abbuoni per merce non conforme all’ordine o deteriorata
3) fatture o note di debito aventi a oggetto premi fedeltà o premi di fine anno corrisposti ai clienti.

Gli atti impositivi, impugnati dalla società, venivano annullati dalla Commissione tributaria provinciale di Lucca e poi in parte confermati dal giudice di appello, che ha parzialmente riformato la sentenza di primo grado, convenendo con l’ufficio che la società non aveva fornito prove idonee a giustificare l’effettuata detrazione d’imposta.

La contribuente ha proposto ricorso per cassazione, lamentando, tra l’altro:
violazione e falsa applicazione dell’articolo 19, Dpr 633/1972 e dell’articolo 2697 cc (articolo 360 cpc, comma 1, n. 3) poiché, a suo parere, la Commissione tributaria regionale avrebbe errato nel ritenere che l’Iva assolta in relazione alle fatture concernenti acquisti di beni destinati a omaggi fosse indetraibile, nonostante l’inerenza di detti acquisti all’attività di impresa fosse desumibile dalla stessa natura dei beni acquistati, in relazione al contesto in cui si inseriva l’attività della società
violazione e falsa applicazione degli articoli 2, comma 3, lettera a), 19 e 26, Dpr n. 633/1972, dell’articolo 2967 cc e dell’articolo 115 cpc (articolo 360, comma 1, n. 3), in quanto il giudice di appello aveva confermato la legittimità degli atti impositivi, nella parte in cui l’ufficio aveva qualificato come mere cessioni di denaro a titolo di liberalità o come somme corrisposte a titolo risarcitorio, come tali al di fuori del campo di applicazione dell’Iva, pagamenti che erano da considerarsi, invece, corrispettivi per servizi resi dai clienti, oppure sconti o abbuoni per merce difforme, deteriorata o invendibile, in conformità agli accordi contrattuali
insufficiente motivazione della sentenza di secondo grado (articolo 360, comma 1, n. 5 cpc), fondata sulla mancanza di prova in ordine alla pattuizione di sconti.
La Corte, respingendo i primi due motivi di ricorso e rinviando per il terzo alla Commissione regionale, ha affermato che “si tratta – com’è del tutto evidente - di rilievi mossi in ordine a detrazioni operate in relazione ad attività del tutto differenti, implicanti indagini diverse, e che avrebbero, di conseguenza, richiesto, in sede giurisdizionale, un percorso motivazionale differenziato per ciascuna di esse”.

Osservazioni
La sentenza di legittimità fornisce chiarimenti in relazione allo specifico regime Iva da adottare per:
omaggi: l’Iva assolta in relazione alle fatture concernenti acquisti di beni destinati a omaggi è indetraibile in quanto l’inerenza di detti acquisti all’attività di impresa non può essere desunta dalla “natura” (orologi, piante di agrumi, argenteria eccetera) dei beni acquistati (proprio perché tali beni possono essere elargiti a chiunque, per le ragioni più diverse), e “in relazione al contesto imprenditoriale” in cui si inseriva l’attività della contribuente, senza indicare i destinatari degli omaggi e i motivi per i quali gli acquisti di tali oggetti dovevano considerarsi inerenti all’attività imprenditoriale esercitata dalla società. E, in tema di onere della prova, nella fattispecie sottoposta al suo esame, la Corte ha ribadito (Cassazione, sentenze 3518/2006, 16730/2007, 2362/2013, 16653/2013) il principio secondo cui la prova dell’inerenza delle spese, ai fini della detrazione Iva relativa, cade a carico del contribuente
sconti o abbuoni per merce non conforme o deteriorata: l’Iva è indetraibile. Poiché le censure della società, piuttosto che alla ricognizione o all’esatta applicazione di una disposizione normativa a fatti incontrovertibilmente accertati dal giudice, o pacifici tra le parti, tendevano alla ricostruzione di alcuni profili del fatto controverso attraverso l’esame e la valutazione delle risultanze di causa precluse al giudice di legittimità, i pagamenti rimanevano cessioni di denaro a titolo di liberalità o somme corrisposte a titolo risarcitorio (di conseguenza, al di fuori del campo di applicazione dell’Iva)
premi di fine anno o di fedeltà: al riguardo la Corte ha richiamato la distinzione operata dalla propria giurisprudenza (sentenze 5006/2007, 6475/2007, 5208/2012, 13312/203 e 17021/2014) tra gli sconti o abbuoni praticati ai clienti e i premi di fine anno o di fedeltà.
A tale riguardo, è stato chiarito che l’articolo 26, comma 2, Dpr 633/72, nell’attribuire al cedente del bene o al prestatore del servizio il diritto di portare in detrazione l’Iva, registrando la corrispondente variazione d’imposta quando l’operazione commerciale per la quale sia stata emessa fattura veda ridotto il suo ammontare in conseguenza di abbuoni o sconti commerciali contrattualmente previsti, pone due condizioni: che venga praticato dal contribuente uno sconto sul prezzo di vendita; che la riduzione del corrispettivo al cliente sia frutto di un accordo, sia esso documentale, verbale e anche successivo, non operando la norma alcuna distinzione. Con la precisazione che, invece, non può procedersi a detrazione d’imposta quando nelle riduzioni operate è ravvisabile la natura di premio di fine anno (e cioè un contributo autonomo riconosciuto indistintamente a fine esercizio al cliente al raggiungimento di un determinato fatturato o comunque per incentivarlo a futuri acquisti) piuttosto che di sconto (e cioè una componente che incide direttamente sul prezzo della merce compravenduta o del servizio scambiato, riducendone l’ammontare dovuto per le singole operazioni compiute).
Il giudice del rinvio, in relazione agli sconti o abbuoni, dovrà verificare la sussistenza dei presupposti per la detrazione; per i premi fedeltà o di fine anno, invece, dovrà escludere completamente l’esercizio del diritto di detrazione.


Fonte: Agenzia Entrate

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Quello che conta è la sostanza, da privilegiare sulla forma.

La suprema Corte ha affermato, in merito a quanto previsto dall’articolo 20 del Dpr 131/1986, che la prevalenza della natura intrinseca degli atti registrati e dei loro effetti giuridici sul loro titolo e sulla forma apparente, vincola l’interprete a privilegiare, nell’individuazione della struttura del rapporto giuridico tributario, la sostanza sulla forma, cioè il dato giuridico reale conseguente alla natura intrinseca degli atti e ai loro effetti giuridici, rispetto a ciò che formalmente è enunciato, anche in maniera frazionata, in uno o più atti (cfr Cassazione 14150/2013; tra le altre si vedano Cassazione 2713/2002, Cassazione 14900/2001).


Sentenza n. 21770 del 15 ottobre 2014 (udienza 2 luglio 2014)
Cassazione civile, sezione V - Pres. Merone Antonio - Est. Napolitano Lucio
Articolo 20 del Dpr 131/1986 – Prevalenza della natura intrinseca degli atti sul titolo e la forma – Vincolo per l’interprete a privilegiare, nell’individuazione della struttura del rapporto giuridico tributario, la sostanza sulla forma

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Mutuo ipotecario e ricovero in casa di riposo.

Mia madre può detrarre gli interessi passivi sul mutuo per l'abitazione principale, pur essendo stata ricoverata in una casa di riposo?

In caso di mutuo contratto per l’acquisto di un immobile da adibire ad abitazione principale, il beneficio della detrazione degli interessi passivi che, decorre dalla data in cui lo stesso è adibito a dimora abituale, viene meno nel momento in cui l'immobile cessa di essere utilizzato come abitazione principale. Derogano a tale principio l’ipotesi in cui un lavoratore dipendente trasferisca la propria dimora per motivi di lavoro e quella di abbandono della dimora abituale a seguito di ricovero permanente in istituti di ricovero o sanitari, a condizione che l’unità immobiliare non risulti locata (circolare 1/E del 2001).


Fonte: Agenzia Entrate

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L’impresa che assume detenuti guadagna il credito d’imposta.

Le imprese che nel 2013 hanno impiegato detenuti per un periodo non inferiore a trenta giorni, possono usufruire, nei limiti dei costi sostenuti per ognuno di essi, di un credito d’imposta pari a 700 euro mensili per lavoratore, in proporzione alle giornate di lavoro prestate. Stesse condizioni, ma bonus che scende a 520 euro, a decorrere dal 2014.
Cambiano gli importi per i “semiliberi”, la cui assunzione determina un credito di 350 euro mensili per il 2013 e di 300 euro mensili a partire da quest’anno.

Pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale di ieri, il Regolamento unitario (decreto 148/2014 del ministero della Giustizia, di concerto con il Mef e il ministero del Lavoro) che stabilisce modalità, condizioni e soglie degli sgravi fiscali e contributivi diretti a imprese e cooperative che assumono, favoriscono la rieducazione, la formazione e il reinserimento nel mondo del lavoro di condannati e internati. Il provvedimento tiene conto dei nuovi tetti di spesa stanziati allo scopo.
Per contestualizzare il Dm 148/2014, ricordiamo che i regimi di favore volti a incentivare questo tipo di operazione sociale, sono previsti dalle leggi 193/2000 e 381/1991.

Uno sguardo a condizioni e requisiti
Come già anticipato, il periodo di occupazione deve essere almeno di trenta giorni e può riguardare, con le dovute differenziazioni sopra descritte, detenuti, ammessi al lavoro esterno, internati e persone in semilibertà. Presupposto è la stipula di una convenzione tra la ditta che assume e la direzione dell’istituto penitenziario con cui si stabilisce il rapporto.
Il contratto deve essere di lavoro subordinato e lo stipendio non può scendere al di sotto degli importi previsti dai contratti collettivi di lavoro.

Alla formazione deve seguire l’assunzione
Il bonus è esteso anche alle imprese che svolgono attività di formazione nei confronti dei detenuti, a condizione che alla preparazione segua l’immediata assunzione per almeno il triplo del tempo formativo per il quale si è usufruito del credito.
Possono beneficiare dell’agevolazione anche le imprese che formano figure professionali all’interno del carcere, da utilizzare per attività gestite dalla stessa Amministrazione penitenziaria.

Bonus a effetto dilatato
Il credito d’imposta non s’interrompe con il periodo di reclusione. Lo sconto continua per diciotto mesi dopo il rilascio in caso di detenuti che hanno beneficiato della semilibertà o di lavoro esterno; il prolungamento arriva a ventiquattro mesi in caso di detenuti che non hanno usufruito di tali condizioni: il presupposto è che l’assunzione sia avvenuta nel periodo di detenzione.

Qualche notizia sui riflessi fiscali e altro
L’incentivo non incide sull’imponibile di imposte dirette e Irap e sulla deducibilità degli interessi passivi e delle spese.
Il credito d’imposta è utilizzabile soltanto in compensazione, tramite modello F24, e va indicato nella dichiarazione dei redditi relativa al periodo di concessione del bonus, soggiacendo al limite annuale di 250mila euro previsto per i crediti esposti nel quadro “RU” di Unico.
Dal 2015 la compensazione potrà avvenire esclusivamente con i servizi telematici dell’Agenzia. Un provvedimento delle Entrate stabilirà modi e termini.

Sempre dal 2015, le aziende interessate, entro il 31 ottobre dell’anno precedente a quello per cui si chiede di usufruire dell’agevolazione, devono presentare istanza di accesso al credito all’istituto penitenziario con il quale è stata stipulata la convenzione, sia per il personale già assunto che per quello che s’intende impiegare.
L’Amministrazione penitenziaria determina, per ogni richiedente, l’entità del bonus concesso complessivamente e le somme maturate mensilmente, e trasmette i dati all’Agenzia delle Entrate. Quest’ultima, a sua volta, anche per gli anni 2013 e 2014, informa il ministero della Giustizia dei crediti utilizzati in compensazione dalle imprese beneficiarie. Le procedure di scambio saranno definite in successivi provvedimenti delle amministrazioni coinvolte.

Il decreto chiarisce che, per i crediti maturati ma non ancora usati in compensazione fino all’avvio dell’obbligo di utilizzo dei servizi telematici dell’Agenzia delle Entrate, è possibile continuare a usufruire del bonus seguendo le regole stabilite precedentemente dal ministero della Giustizia.
Gli stanziamenti destinati all’agevolazione sono trasferite dalla Giustizia sulla contabilità speciale n. 1778 “Agenzia delle entrate-fondi di bilancio” in modo che l’Amministrazione fiscale possa provvedere alla regolazione contabile delle compensazioni effettuate.
Lo scambio dati tra le due amministrazioni consentirà, inoltre, di contrastare il fenomeno di utilizzo illegittimo dei crediti d’imposta in questione.

Taglio anche sui contributi
La misura prevede anche una netta sforbiciata ai contributi assicurativi e previdenziali obbligatori dovuti da datori di lavori e dipendenti. Il consistente taglio è, a partire dal 2013, del 95% rispetto alle percentuali ordinarie.
Lo sconto si protrae per diciotto mesi dal termine del periodo di pena, in caso di lavoratori/detenuti in semi libertà o lavoro esterno, e per ventiquattro mesi, in caso di detenuti che non hanno potuto usufruire di tali benefici. Come per il bonus fiscale, è richiesto che l’assunzione sia avvenuta durante la detenzione.


Fonte: Agenzia Entrate

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giovedì 23 ottobre 2014

Quesito: fascicolo lavorativo personale.

volevo sapere il nome esatto del fascicolo personale di un dipendente privato, dove si elencano tutte le mansioni lavorative fatte in una ditta

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Valore dell’azienda rettificato anche se manca la simulazione.

L'Amministrazione finanziaria ha il potere di accertare la sussistenza della eventuale simulazione relativa (inerente al prezzo di vendita di un bene) in grado di pregiudicare il proprio diritto alla percezione dell’esatto tributo, senza la necessità di un preventivo giudizio di simulazione.
L’articolo 39, comma 1, lettera d) del Dpr 600/1973 consente infatti agli uffici di procedere alla rettifica delle dichiarazioni dei contribuenti sulla base di presunzioni semplici, purché provviste dei caratteri di gravità, precisione e concordanza: la simulazione costituisce semmai un effetto dell’attività di accertamento in tal modo compiuta, non potendo mai assurgere a elemento costitutivo della fattispecie tale che, ove non allegato e provato, comporti l’annullamento dell’atto impositivo.
Lo ha ribadito la Cassazione, con la sentenza n. 21158 dello scorso 8 ottobre che, confermando un orientamento consolidato nell’ambito della giurisprudenza di legittimità, ha accolto il ricorso dell’Agenzia delle Entrate.

La vicenda processuale
A seguito di una verifica fiscale da parte della Guardia di finanza, l’Agenzia delle Entrate notificava a una società di capitali due avvisi di accertamento per gli anni 2002 e 2003 riprendendo, tra l’altro, a tassazione quote di ammortamento indebitamente dedotte in ordine all’acquisto di un ramo di azienda.
La rettifica si basava su una perizia di stima rinvenuta in sede di verifica attestante valori di avviamento e di beni strumentali del cespite acquistato inferiori a quelli dichiarati ai fini dell’ammortamento, e sull’incongruità del valore dell’avviamento rispetto ai criteri dettati dal Dpr 460/1996.

La Ctr, confermando la pronuncia di primo grado, rigettava l’appello dell’Agenzia in quanto il quadro normativo di riferimento non consentirebbe di modificare i valori indicati dalle parti in un contratto di compravendita se non attraverso la dimostrazione (da parte dell’Amministrazione finanziaria quale attore in senso sostanziale) della simulazione dello stesso.

Nel successivo ricorso per cassazione, l’ufficio lamentava, tra l’altro, violazione e falsa applicazione di legge in relazione agli articoli 39, comma primo, lettera d), del Dpr 600/1973 e 1415 del codice civile, per avere i giudici di secondo grado ritenuto non possibile la rettifica in assenza della prova della simulazione del contratto, in spregio alla norma che consente di rettificare il reddito dichiarato, anche in via induttiva, sulla base di presunzioni gravi, precise e concordanti.

La pronuncia della Cassazione
La Corte suprema, con la sentenza in commento, ha accolto il ricorso delle Entrate e, per l’effetto, ha cassato la sentenza di secondo grado, con rinvio della controversia ad altra sezione della Ctr.

I giudici hanno chiarito come l’ufficio abbia fatto corretta applicazione delle disposizioni in materia di accertamento analitico-induttivo, in quanto la rideterminazione del valore delle quote di ammortamento dedotte era stata effettuata sulla base di presunzioni gravi, precise e concordanti, rappresentate da una perizia di stima dei beni rinvenuta in sede di verifica (attestante un valore dei cespiti compravenduti inferiore a quelli dichiarati ai fini dell’ammortamento) e dall’incongruità del valore dell’avviamento rispetto ai criteri dettati dal Dpr 460/1996.
A tal fine non era quindi necessario allegare e provare la simulazione del contratto, rappresentando la stessa semplicemente un effetto della metodologia accertativa utilizzata, non un elemento costitutivo da provare.

Del resto, i giudici di legittimità hanno più volte chiarito che l’Amministrazione finanziaria ha il potere di accertare la sussistenza della eventuale simulazione relativa (inerente al prezzo di vendita di un bene), in grado di pregiudicare il diritto dell’Amministrazione alla percezione dell’esatto tributo, senza la necessità di un preventivo giudizio di simulazione, spettando poi al giudice tributario, in caso di contestazione, il potere di controllare “incidenter tantum” attraverso l’interpretazione del negozio ritenuto simulato, l’esattezza di tale accertamento, al fine di verificare la legittimità della pretesa tributaria: la prova della simulazione può essere offerta con qualsiasi mezzo, quindi anche attraverso presunzioni, purché dotate dei requisiti di cui all’articolo 2729 cc (cfr Cassazione, sentenze 1568/2014 e 1549/2007).

Ulteriori osservazioni
La simulazione è prevista dagli articoli 1414 e seguenti del codice civile. Con essa, le parti ostentano un negozio giuridico cui, con accordo simulatorio contestuale, decidono di non attribuire effetto alcuno (simulazione assoluta) o di attribuire effetti diversi rispetto a quelli relativi al contratto apparente (simulazione relativa). Questa ultima può, poi, essere oggettiva o soggettiva, a seconda che il negozio dissimulato differisca da quello simulato circa l’oggetto (ad esempio, nell’atto apparente si dichiara un prezzo molto inferiore a quello realmente pagato, al fine di eludere le imposte di registro) o circa i soggetti che ne sono parte.

La pronuncia in commento ha ulteriormente chiarito che l’Amministrazione finanziaria può in tal caso ricorrere alle consuete modalità accertative, soprattutto quelle basate su presunzioni gravi precise e concordanti, rappresentando la simulazione un effetto di tale attività e mai un elemento costitutivo da provare direttamente.


Fonte: Agenzia Entrate

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Spese sanitarie rimborsate.

Nel 2013 ho sostenuto spese mediche, rimborsate dalla Cassa di previdenza complementare dopo aver presentato il 730. Potevo detrarle? Come devo comportarmi con il rimborso?

La detrazione per le spese sanitarie spetta ugualmente se le stesse sono rimborsate per effetto di contratti di assicurazione i cui premi non sono detraibili o per effetto di contributi o premi che, pur essendo versati da altri, concorrono a formare il reddito del contribuente. Non spetta, invece, per le spese mediche rimborsate per effetto di contributi o premi per i quali compete la detrazione, anche nel caso in cui il contribuente vi abbia rinunciato (risoluzione 35/2007). In tale seconda ipotesi, le somme conseguite a titolo di rimborso, per le quali si è usufruito in precedenza della detrazione, sono soggette a tassazione separata. Tali importi, pertanto, dovranno essere indicati nella dichiarazione dei redditi relativa all'anno in cui sono stati percepiti (quadro D, sezione II, del modello 730 ovvero quadro Rm, sezione III, di Unico).


Fonte: Agenzia Entrate

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Legge Europea. Le novità per i non residenti.

A partire dal 2014, i soggetti residenti in uno degli Stati membri dell’Unione europea o in uno Stato aderente all’Accordo sullo Spazio economico europeo che assicuri un adeguato scambio di informazioni, potranno beneficiare degli stessi oneri detraibili e deducibili attualmente riconosciuti ai soggetti residenti, a condizione che il reddito prodotto nel territorio dello Stato italiano sia pari almeno al 75% del reddito complessivamente prodotto e che, nello Stato di residenza, non fruiscano di agevolazioni fiscali analoghe. Inoltre, alla medesima condizione di raggiungimento della soglia del 75% del reddito complessivamente prodotto, i contribuenti non residenti potranno accedere al regime dei “nuovi minimi”, introdotto dal Dl n. 98/2011.
È una delle modifiche fiscali introdotte dalla legge europea 2013 bis, approvata ieri in via definitiva dalla Camera, in ottemperanza agli obblighi derivanti dall’appartenenza all’Unione europea.

L’antefatto
Nel corso del 2012, la Commissione europea ha inoltrato una richiesta di informazioni, finalizzata a chiarire il regime fiscale previsto dalla legislazione nazionale italiana per i lavoratori transfrontalieri e, in generale, per le persone fisiche residenti in un altro Stato membro o in un Paese aderente allo Spazio economico europeo (See), il cui reddito è prodotto per la maggior parte in Italia.
Tali soggetti sono definiti “non residenti Schumacker”, dal nome di una celebre sentenza della Corte europea di Giustizia del 14 febbraio 1995, causa C-279/93 Schumacker. In questa sentenza, la Corte ha stabilito che i principi in materia di libera circolazione dei lavoratori dipendenti devono essere interpretati nel senso che ostano all’applicazione di una normativa nazionale di uno Stato membro che, in qualità di Stato della fonte di produzione del reddito, non riconosca detrazioni di carattere personale (ad esempio, per carichi di famiglia) al lavoratore non residente, quando egli produce una significativa porzione del suo reddito complessivo in quello Stato.

A seguito della ricezione delle risposte fornite dallo Stato, la Commissione ha aperto una procedura d’infrazione ritenendo che la Repubblica italiana sia venuta meno agli obblighi che le incombono a norma degli articoli 21, 45 e 49 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea (Tfue) e dei corrispondenti articoli 28 e 31 dell’accordo See, dal momento che non prevede, nel proprio ordinamento tributario, un regime fiscale che consenta ai “non residenti Schumacker” di fruire delle deduzioni e detrazioni previste per i residenti nel territorio dello Stato, ed espressamente esclude l’ applicabilità ai non residenti del regime agevolato dei “minimi”.

Le soluzioni adottate per adeguare la normativa interna ai principi del Trattato
A porre rimedio è l’articolo 7 della legge europea 2013 bis, che introduce un nuovo comma 3-bis nell’articolo 24 del Tuir, estendendo le medesime agevolazioni fiscali – in termini di deduzioni e detrazioni – previste per i soggetti residenti nel territorio dello Stato ai contribuenti che, pur residenti fiscalmente in un altro Stato membro o in un Paese dello Spazio economico europeo, producono almeno il 75% del proprio reddito complessivo in Italia.
La deroga ai criteri generali di determinazione dell’imposta sul reddito dovuta dai non residenti opera a condizione che i “non residenti Schumacker” non godano nello Stato di residenza di analoghe agevolazioni fiscali.
Un decreto Mef di natura non regolamentare detterà le disposizioni attuative della norma.

Con riguardo invece al regime dei minimi, all’articolo 1, comma 99, della legge 244/2007, viene sostituita la lettera b), contenente una della cause di esclusione dal predetto regime, ovvero il requisito di residenza nel territorio dello Stato. La modifica consente anche ai soggetti residenti in uno degli Stati membri dell’Unione europea o in uno Stato aderente all’accordo See che assicuri un adeguato scambio di informazioni, il reddito complessivo dei quali sia prodotto nel territorio dello Stato italiano in misura almeno pari al 75%, di usufruire del regime agevolato.


Fonte: Agenzia Entrate

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Beni in uso a soci e familiari.

Entro il trentesimo giorno successivo al termine di presentazione della dichiarazione dei redditi, relativa al periodo d’imposta in cui i beni sono concessi o permangono in godimento ovvero in cui i finanziamenti e le capitalizzazioni sono stati ricevuti, in altre parole, quest’anno, entro giovedì 30 ottobre, chi esercita un’attività d’impresa, in forma individuale o collettiva, deve comunicare all’Anagrafe tributaria i dati dei soci e dei familiari dell’imprenditore (coniuge, parenti entro il terzo grado e affini entro il secondo grado) che hanno ricevuto in godimento beni dell’impresa.
La comunicazione deve essere effettuata anche per i beni dati in uso dall’impresa a familiari dei soci o ai soci e familiari di altra società appartenente allo stesso gruppo.
L’obbligo sussiste anche se il bene è stato concesso in godimento in periodi precedenti, nel caso in cui si continua a utilizzare nell’anno di riferimento della comunicazione.

L’adempimento è richiesto soltanto in presenza di una differenza positiva tra il valore di mercato del diritto di godimento e il corrispettivo annuo pagato alla società per il godimento del bene, differenza che, per il socio (o familiare) utilizzatore, rappresenta un “reddito diverso”.
In alternativa, può provvedere alla comunicazione anche lo stesso socio o familiare.

La stessa scadenza riguarda anche la comunicazione, da parte delle imprese, dei dati dei soci o familiari dell’imprenditore (con relativi importi) che, nel 2013, hanno concesso finanziamenti o effettuato capitalizzazioni a favore dell’azienda, di importo complessivo, per ciascuna tipologia di apporto, almeno pari a 3.600 euro.

La comunicazione deve essere inviata esclusivamente via web, direttamente o tramite intermediari abilitati, utilizzando il servizio telematico Entratel o Fisconline.

Beni dell’impresa
Per quanto riguarda i beni di impresa concessi in uso a un socio o a un familiare dell’imprenditore, è previsto l’obbligo di comunicare, con apposito modello disponibile sul sito delle Entrate, tutte le informazioni inerenti al bene e alla persona che beneficia dello stesso.
Per coloro che utilizzano il bene aziendale, la differenza tra il valore di mercato del diritto di godimento e il corrispettivo annuo corrisposto costituisce “reddito diverso”, da far concorrere al reddito imponibile (articolo 2, comma 36-terdecies, Dl 138/2011). All’impresa concedente, invece, viene preclusa la possibilità di portare in deduzione i costi relativi ai beni dati in uso (successivo comma 36-quaterdecies).

Rientrano tra i beni da inserire nella comunicazione: autovetture e altri veicoli; unità da diporto; aeromobili; immobili; altri beni (ad esempio, cellulari, computer, eccetera), solo se di valore superiore a tremila euro, al netto dell’Iva.
Restano fuori dalla comunicazione: i beni concessi in godimento all’imprenditore individuale, agli amministratori e al socio dipendente o lavoratore autonomo, che costituiscono fringe benefit; i beni di società ed enti privati di tipo associativo che svolgono attività commerciale, concessi in godimento a Enc soci, che li utilizzano per soli fini istituzionali; gli alloggi delle cooperative edilizie di abitazione a proprietà indivisa concessi ai propri soci; i beni a uso pubblico per i quali spetta l’integrale deducibilità dei costi, nonostante l’utilizzo privatistico riconosciuto per legge.

Le informazioni richieste nella comunicazione sono:
tipologia di utilizzo del bene (uso esclusivo o non esclusivo)
data di subentro, se c’è stato un precedente utilizzatore
data di inizio concessione bene (se l’utilizzo del bene è iniziato prima dell’1 gennaio 2012, va indicato “01012012”)
data di fine concessione bene, se nell’anno ha avuto fine il godimento del bene
titolo con cui è concesso il bene, se in comodato, in uso o per altra forma di godimento
corrispettivo relativo al godimento del bene, maturato per l’anno o per la frazione di anno per cui il bene è stato concesso o ricevuto
valore di mercato del diritto di godimento del bene, determinato in base all’articolo 9, comma 3, del Tuir e ai criteri evidenziati nelle circolari 24/E e 36/E del 2012.
Finanziamenti e capitalizzazioni
L’obbligo di segnalare all’Agenzia delle Entrate i finanziamenti d’impresa o le capitalizzazioni da parte di soci o familiari che hanno un valore pari o superiore ai 3.600 euro riguarda tutti coloro che esercitano attività d’impresa, sia in forma individuale sia collettiva.
Nel modello deve essere indicata la somma dei finanziamenti o delle capitalizzazioni effettuati, a favore dell’impresa, nello stesso periodo d’imposta, dal singolo socio o dal familiare dell’imprenditore. Per ognuno di loro, va compilato un modulo distinto.

Il limite di 3.600 euro, che determina l’obbligatorietà della comunicazione, deve essere verificato con riguardo alla posizione del singolo socio o familiare. A tal fine, vanno considerati i finanziamenti senza tener conto delle eventuali restituzioni effettuate, nello stesso periodo d’imposta, dall’impresa al socio o al familiare.
Così, ad esempio, se un socio effettua finanziamenti e, nel corso dello stesso anno, le somme gli vengono rimborsate, la comunicazione deve comunque essere presentata per il totale dei finanziamenti (sempre se, complessivamente, di importo almeno pari a 3.600 euro), senza tener conto del saldo.


Nel caso rappresentato, a fine anno il saldo è pari a zero, ma la comunicazione deve essere effettuata comunque per l’importo totale di 11.500 euro (2.500 + 3.500 + 5.500).


Fonte: Agenzia Entrate

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mercoledì 22 ottobre 2014

Plusvalenza tassata al verificarsi della condizione sospensiva legale.

Come noto, l’articolo 1360 del codice civile, rubricato “Retroattività della condizione”, dispone che gli effetti dell’avveramento della condizione retroagiscono al tempo in cui è stato concluso il contratto, salvo che, per volontà delle parti o per la natura del rapporto, gli effetti del contratto o della risoluzione debbano essere riportati a un momento diverso, mentre parimenti noto è che, ai fini della determinazione del reddito d’impresa, vale il principio di competenza economica.
Infatti, l’articolo 75 del Tuir, nella versione vigente fino al 2004 (oggi articolo 109), alla lettera a del secondo comma, dispone che i corrispettivi delle cessioni si considerano conseguiti alla data della stipulazione dell’atto per gli immobili e per le aziende, ovvero, se diversa e successiva, alla data in cui si verifica l’effetto traslativo della proprietà o di altro diritto reale, che - nel caso di specie - i contribuenti hanno ritenuto verificatosi nel successivo periodo d’imposta, perché in esso intervenne l’autorizzazione regionale al trasferimento della farmacia.
L’ufficio finanziario, invece, sottopose a tassazione l’intera plusvalenza nel periodo d’imposta 1996, nel quale il contratto di cessione venne stipulato, ancorché nel corso di esso venne versato solo un acconto del prezzo, mentre i giudici di merito ritennero imputabili in ognuno dei due periodi d’imposta il corrispettivo percepito, in quanto la somma percepita nell’anno 1996 non presentava la natura di caparra ma, “come emergente dal contratto di cessione”, di acconto prezzo.

La pronuncia n. 12747/2014 della Corte regolatrice del diritto afferma l’irrilevanza, ai fini della determinazione della base imponibile dell’impresa cedente l’azienda, della retroattività degli effetti dell’avvenuto verificarsi della condizione sospensiva legale cui era sottoposto l’atto di cessione, nella scia dell’interpretazione della giurisprudenza di legittimità espressasi sulla natura del provvedimento autorizzativo (prima del medico provinciale, ora della Regione), previsto dall’articolo 12, comma 2, della legge 2 aprile 1968, n. 475.
In questo senso, vengono citate la pronuncia delle sezioni unite 8 novembre 1983, n. 6587, nella quale si statuì che la condizione legale sospensiva assegnata al riconoscimento del medico provinciale dei requisiti legali comporta che “la vendita, come più in generale, ogni atto traslativo, tra vivi o di una farmacia non solo non consente all'acquirente prima del riconoscimento, l'esercizio della farmacia, ma neppure produce il suo effetto reale del trasferimento della proprietà dell'azienda, che solo dopo il predetto atto amministrativo, avente la natura giuridica di un'autorizzazione costitutiva, si realizza con efficacia retroattiva”.

La sentenza della Suprema corte in rassegna applica tale principio alla determinazione del reddito d’impresa, ma giustificandolo con la disciplina dettata in tema di imposta di registro dall’articolo 43, comma 1, lettera a), del Dpr n. 131/1986, che per il Supremo collegio, nelle sentenze richiamate (18 maggio 2012, n. 7878; 28 settembre 2012, n. 16562; 11 maggio 1999, n. 4657), determina che gli effetti traslativi o costitutivi sono prodotti non dalla stipulazione del contratto condizionale, destinato a rimanere inoperante senza l’avveramento dell’evento futuro, ma dall’accadimento di questo, con la conseguenza che “la retroattività degli effetti stessi, una volta prodottisi, non implica mutamento del fatto generatore”.

La soluzione prospettata dalla sentenza in commento sull’imputazione del provento nell’esercizio in cui si verifica la condizione sospensiva ha interessato la giurisprudenza di legittimità espressasi con la sentenza 23 luglio 2010, n. 17395, in tema di contributo ottenuto in conto esercizio sottoposto a condizione sospensiva, rilevando che quand’anche esso sia determinabile nell’ammontare, non è certo nell’esistenza.
In questo senso, anche I’Amministrazione finanziaria che, nella circolare n.73/E del 1994 del Ministero delle finanze, proprio in tema di contributi, li ha ritenuti conseguiti solo al momento in cui si verifichi la condizione sospensiva, escludendo alcun effetto retroattivo al momento in cui i contributi fossero stati concessi.

Diversamente, nella pronuncia del Supremo collegio 6 giugno 2012, n. 9096, venne affermato che la quota di commissione passiva subordinata al regolare adempimento da parte del cliente finale entro un periodo di osservazione è da ritenersi comunque maturata con la stipula del contratto di leasing procurato, con l’effetto della sua imputazione non nel periodo di realizzazione della condizione, in quanto tale momento attiene soltanto a un aspetto finanziario relativo al pagamento della commissione, ma in quello della stipula del contratto.

Diversa soluzione è stata prospettata riguardo al periodo di competenza nel quale imputare il provento derivante dalle cessioni onerose di immobili storico-artistici, atteso che l’efficacia delle cessioni è sottoposta alla condizione del mancato esercizio del diritto di prelazione da parte dello Stato, nei cui riguardi la risoluzione dell’Agenzia delle Entrate n. 28/E del 2003 ha ritenuto legittimo imputare i componenti reddituali al periodo d’imposta nel quale il rogito è stato redatto.
In una successiva risposta a un interpello del 2009 (non trasfuso in alcuna atto amministrativo), l’Agenzia delle Entrate – pur affermando in via generale che in “talune ipotesi” il trasferimento del diritto di proprietà può verificarsi in un periodo diverso da quello di stipula dell’atto di cessione – reputa che, “per l’alienante il verificarsi o meno della condizione sospensiva prevista ex lege determina solo l’individuazione di un cessionario diverso da quello originariamente previsto dal contratto, senza incidere in alcun modo sulla certezza del componente reddituale derivante dall’alienazione del bene vincolato”.

Da parte nostra, possiamo soltanto evidenziare – come ben rilevato anche dalla decisione della Corte di legittimità in esame – che l’allora vigente articolo 54, comma 4, del Tuir (ante 2004, e ora articolo 86, comma 4), dispone che concorrono alla formazione del reddito anche le plusvalenze delle aziende, compreso il valore di avviamento, unitariamente realizzate mediante cessione a titolo oneroso, “nell'esercizio in cui sono state realizzate”.
Tale espressione, però, non comporta necessariamente l’applicazione del principio di cassa a tale provento conseguito nell’esercizio dell’attività commerciale, potendolo riferire al momento di esistenza del fatto, per la cui individuazione del profilo temporale valgono le regole ordinarie dettate dall’articolo 109 del Tuir, ora vigente.
Peraltro nella controversia oggetto della sentenza in commento, i contribuenti non hanno avuto ragione perché “l’accertamento in fatto compiuto dal Giudice di merito in ordine all'avvenuto incasso di parte di prezzo nell'anno 1996 non è stato idoneamente censurato, onde la sentenza impugnata che ha ritenuto che la relativa plusvalenza andasse imputata a quell'esercizio, appare, alla luce dei principi sopra esposti corretta ed immune da censure”.


Fonte: Agenzia Entrate

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