giovedì 31 luglio 2014

Scadenze fiscali del 11 agosto.

Imposta di bollo: versamento in modo virtuale
Adempimento: Imposta di bollo
Versamento in modo virtuale dell'imposta di bollo relativa agli assegni circolari in circolazione alla fine del 2° trimestre 2014


Fonte: Agenzia Entrate

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Imputazione temporale delle componenti negative del reddito d’impresa.

La Corte richiama quanto già chiarito in tema di reddito d’impresa, ribadendo che “le regole sull’imputazione temporale dei componenti negativi, dettate in via generale dal D.P.R. n. 917/1986, art. 75, sono inderogabili, non essendo consentito al contribuente scegliere di effettuare la detrazione di un costo in un esercizio diverso da quello individuato dalla legge nell’esercizio di competenza, così da alterare il risultato della dichiarazione; né l’applicazione di detto criterio implica di per sé la conseguenza, parimenti vietata, della doppia imposizione, che è evitabile dal contribuente con la richiesta di restituzione della maggior imposta, la quale è proponibile, nei limiti ordinari della prescrizione ex art. 2935 c.c., a far data dal formarsi del giudicato sulla legittimità del recupero dei costi in relazione alla annualità non di competenza” (Cass. n. 6331 del 2008-; si vedano anche Cass. n. 28153 del 2013 e n. 16253 del 2007).

Sentenza n. 16349 del 17 luglio 2014 (udienza 17 gennaio 2014)
Cassazione civile, sezione V – Pres. Di Iasi Camilla – Est. Greco Antonio
Reddito d’impresa – D.P.R. n. 917/1986, art. 75 – Imputazione temporale dei componenti negativi – Il contribuente non può effettuare la detrazione di un costo in un esercizio diverso da quello individuato nell’esercizio di competenza – Regole inderogabili

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Detrazione per mobili acquistati all'estero.

Sto ristrutturando casa. Posso usufruire del "bonus arredi" per l'acquisto di mobili all’estero? Il pagamento avverrà tramite bonifico bancario.

Per fruire della detrazione per l’arredo degli immobili ristrutturati, è necessario eseguire i pagamenti mediante bonifici bancari o postali, con le medesime modalità previste per i pagamenti dei lavori di ristrutturazione fiscalmente agevolati. È consentito effettuare il pagamento degli acquisti di mobili o di grandi elettrodomestici anche mediante carte di credito o carte di debito mentre non è permesso effettuarlo mediante assegni bancari, contanti o altri mezzi di pagamento. Le spese sostenute devono essere documentate. Qualora siano rispettate tali prescrizioni, la detrazione spetta anche per gli acquisti di mobili e grandi elettrodomestici effettuati all’estero. Nel caso in cui il pagamento delle spese per mobili e grandi elettrodomestici avvenga mediante bonifico bancario o postale, la ritenuta d’acconto deve essere operata anche sulle somme accreditate su conti in Italia di soggetti non residenti (circolare n. 40/E del 2010). Questi ultimi potranno scomputare la ritenuta subita dall’imposta eventualmente dovuta per i redditi prodotti in Italia o recuperare il prelievo mediante istanza di rimborso (articolo 38 del Dpr n. 602/1973). Pertanto, se il destinatario del bonifico è un soggetto non residente e non dispone di un conto in Italia, il pagamento dovrà avvenire mediante un ordinario bonifico internazionale (bancario o postale) e dovrà riportare il codice fiscale del beneficiario della detrazione e la causale del versamento, mentre il numero di partita Iva o il codice fiscale del soggetto a favore del quale il bonifico è effettuato possono essere sostituiti dall’analogo codice identificativo eventualmente attribuito dal paese estero. La ricevuta del bonifico dovrà essere conservata unitamente agli altri documenti richiesti per essere esibiti in sede di controllo (circolare 11/E del 2014).


Fonte: Agenzia Entrate

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Scheda carburante senza firma.

L’Iva assolta sull’acquisto del carburante destinato ad alimentare i mezzi impiegati per l’esercizio dell’impresa è detraibile solo se le relative schede carburanti, da completare in ogni loro parte, sono debitamente sottoscritte dall’esercente dell’impianto di distribuzione. Il requisito della firma, avendo una funzione di convalida del rifornimento, costituisce elemento essenziale senza il quale la scheda non può assolvere alle finalità previste dalla legge.

Inoltre, nel giudizio inerente l’utilizzo di fatture per operazioni inesistenti, in cui le prove sono costituite da presunzioni, il giudice di merito deve valutare tutti gli indizi addotti dall’Amministrazione finanziaria nel loro complesso per desumere i requisiti della gravità, della precisione e della concordanza, non potendo limitare il proprio giudizio a uno soltanto di essi.
Questo è quanto ha stabilito la Corte di cassazione con la sentenza 16338 del 17 luglio 2014.

Il fatto
Con avviso di rettifica ai fini Iva, l’Amministrazione finanziaria aveva contestato l’indebita detrazione dell’imposta inerente i costi per carburante, perché le relative schede erano prive della sottoscrizione dell’esercente dell’impianto di distribuzione, e di quella relativa ai costi per servizi di noli e facchinaggio prestati da società terze, perché ritenute operazioni oggettivamente inesistenti.

Il ricorso proposto dalla società era stato accolto dal giudice di prime cure e confermato dalla competente Commissione tributaria regionale, che aveva annullato parzialmente l’atto impositivo.
Quanto alla rettifica dell’imposta relativa alle spese di carburante, a parere dei giudici di merito, la mancata apposizione della firma sulle schede da parte dell’esercente dell’impianto di distribuzione costituisce una irregolarità meramente formale che, in presenza di tutti gli altri requisiti previsti dalla legge, ivi compreso il timbro dell’impianto, non preclude l’esercizio del diritto alla detrazione dell’imposta.
Riguardo, invece. alla contestata inesistenza delle operazioni, secondo i giudici, l’ufficio finanziario non aveva fornito idonea prova della fittizietà delle fatture, non essendo sufficiente, a tal fine, il mero indizio del pagamento in contanti delle fatture relative ai servizi.

Ribaltando il giudizio di merito, la Corte di cassazione ha accolto il ricorso proposto dall’Agenzia delle Entrate, procedendo alla cassazione della sentenza impugnata e, decidendo nel merito, al rigetto del ricorso introduttivo proposto dalla società.

La decisione
La scheda carburante deve essere compilata in ogni sua parte e recare la sottoscrizione del titolare dell’impianto di distribuzione e, in difetto di tali requisiti, viene meno il diritto alla detrazione dell’Iva assolta sull’acquisto di carburante.

È questo il responso della Corte suprema con cui i giudici hanno accolto le censure dell’Amministrazione finanziaria in merito alla violazione da parte dei giudici di merito “dell’art. 2 della L. n. 31/1977, degli artt. 1 e 2 del D.M. 7.6.1977 e dell’art. 19 D.P.R. n. 633/1972”.

La disciplina relativa agli acquisti di carburante da parte dei soggetti passivi Iva è recata nell’articolo 2 della legge 31/1977, a cui è stata data attuazione con il decreto del ministro delle Finanze del 07 giugno 1977.
Il citato provvedimento ha introdotto nel nostro panorama giuridico la “scheda carburante”, ossia il documento che può essere utilizzato dai titolari di partita Iva nell’esercizio dell’attività, per poter usufruire della detrazione ai fini dell’imposta sul valore aggiunto e della deduzione ai fini delle imposte dirette e contiene, altresì, le modalità di compilazione, registrazione e conservazione delle stesse.

Alla stregua di un consolidato orientamento di diritto, i giudici di legittimità hanno affermato il principio che la detrazione dell’imposta assolta per l’acquisto di carburante – da utilizzare per l’alimentazione dei mezzi di trasporto impiegati per l’esercizio dell’attività di impresa o professionale – spetta a condizione che le schede carburanti rilasciate dagli addetti alla distribuzione “siano complete in ogni loro parte e debitamente sottoscritte senza che l'adempimento, a tal fine disposto, ammetta equipollente alcuno e indipendentemente dall’avvenuta contabilizzazione dell'operazione nelle scritture dell’impresa (cfr. Corte Cass. Sez. 5, Sentenza n. 21941 del 19/10/2007; id. Sez. 5, Sentenza n. 26539 del 05/11/2008; id. Sez. 5, Sentenza n. 6606 del 15/03/2013)”.
È chiaro, pertanto, che la firma apposta dall’esercente dell’impianto di distribuzione ha la funzione di convalidare il rifornimento, come, peraltro, esplicitamente disposto all’articolo 3 del Dpr 444/1997, e costituisce elemento essenziale “senza il quale la scheda non può assolvere alla finalità prevista dalla legge (cfr. Corte Cass. n. 21941/2007 cit.)”.

In conclusione, è corretto sostenere che la sottoscrizione del gestore sulle schede carburanti è elemento sostanziale per la legittima detrazione dell’imposta sul valore aggiunto, risultando inficiata da “errore di diritto” la sentenza impugnata dall’Agenzia delle Entrate, che ha riconosciuto legittima la detrazione dell’imposta in difetto del predetto requisito.

Con ulteriore motivo di ricorso, l’Amministrazione finanziaria aveva lamentato che la Ctr, seppur riconoscendo – sulla base di tutti gli indizi addotti dall’ufficio – che la società accertata fosse inserita in un sistema frodatorio volto a consentire l’indebita detrazione dell’Iva (relativa a servizi di noli e facchinaggio prestati da società terze), aveva limitato il giudizio a uno soltanto degli indizi, ossia il pagamento in contanti delle fatture, ritenendolo “elemento insufficiente ad integrare la prova della simulazione assoluta delle operazioni”.

Nel caso di specie, l’Agenzia aveva fornito plurimi elementi indiziari a sostegno dell’inesistenza delle operazioni passive, quali l’incompleta e lacunosa documentazione contabile relativa ai rapporti intrattenuti con le società emittenti le fatture, l’assenza di una struttura organizzativa e amministrativa, la situazione di patologico indebitamento fiscale delle società fornitrici dei servizi nonché il pagamento in contanti delle fatture contestate.
Esaminati gli atti, la Corte di cassazione ha affermato che, allorquando la prova fornita dall’Amministrazione finanziaria sia costituita da presunzioni, “i requisiti della gravità, della precisione e della concordanza, richiesti dalla legge, devono essere ricavati in relazione al complesso degli indizi, soggetti a una valutazione globale, e non con riferimento singolare a ciascuno di questi, pur senza omettere un apprezzamento così frazionato, al fine di vagliare preventivamente la rilevanza dei vari indizi e di individuare quelli ritenuti significativi e da ricomprendere nel suddetto contesto articolato e globale (cfr. Corte Cass. Sez. 3, Sentenza n. 16831 del 10/11/2003; id. Sez. 1, Sentenza n. 28224 del 26/11/2008; id. Sez. 3, Sentenza n. 26022 del 05/12/2011).”


Fonte: Agenzia Entrate

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“Ebas”, “Ebip” e “Asim”.

“Ebas”, “Ebip” e “Asim”, sono il terzetto di causali istituite dall’Agenzia delle Entrate, per dirottare, tramite F24, i contributi di finanziamento al loro indirizzo di spettanza. Arrivano con le risoluzioni 75/E, 76/E e 77/E del 30 luglio.

Le loro origini vanno ricercate nelle convenzioni stipulate tra Agenzia delle Entrate e Inps per regolare la riscossione, mediante la delega unica di pagamento, dei contributi spettanti all’Istituto di previdenza e di quelli previsti dalla legge 311/1973, che ha “ratificato” l’estensione del servizio di riscossione dei contributi associativi tramite gli enti previdenziali.

In particolare, con le tre nuove causali, i contributi versati dai datori di lavoro, finiscono nelle casse:
dell’Ebas – Ente bilaterale autoscuole e studi (risoluzione 75/E)
dell’Ebilp– Ente bilaterale azionale delle libere professioni (risoluzione 76/E)
dell’Asim – Ente di assistenza sanitaria integrativa per i dipendenti delle imprese esercenti servizi di pulizia e servizi integrati/multiservizi (risoluzione 77/E).
Il loro posto è nella sezione “Inps” del modello F24, in corrispondenza del campo “importi a debito versati”. La compilazione dell’F24 si completa, poi, indicando negli specifici campi il codice della sede Inps competente e la matricola Inps dell’azienda. Infine, nel campo “periodo di riferimento”, vanno riportati il mese e l’anno di competenza nella colonna “da mm/aaaa”, mentre non va riempita la colonna “a mm/aaaa”.

La risoluzione 78/E istituisce, invece, il codice tributo 5380, che i concessionari della raccolta di giochi a distanza (articolo 24, commi da 11 a 26, legge 88/2009) devono inserire nel modello F24 Accise, per versare all’Area monopoli dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, le somme non movimentate da tre anni, depositate sul conto di gioco relativo al contratto stipulato tra concessionario e giocatore (articolo 24, comma 19, lettera l) della legge 88/2009).

Il codice trova posto nella “Sezione Accise/Monopoli e altri versamenti non ammessi in compensazione”, in corrispondenza delle somme indicate nella colonna “importi a debito versati”.
Inoltre, nel campo “ente”, deve essere inserita la lettera “M”, non occorre, invece, indicare la provincia; proseguendo con la compilazione, il “codice identificativo” è quello di concessione (nel caso non sia presente, il numero da mette è il 999999), nessun valore nel campo “rateazione”, il campo “mese”, va valorizzato con il mese il pagamento, nel formato “mm”; mentre l’“anno di riferimento”, è quello per cui si effettua il pagamento (nel formato “AAAA”), in bianco il “codice ufficio” e il “codice atto”.


Fonte: Agenzia Entrate

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Per l’invio del modello 770 c’è tempo fino al 19 settembre.

I sostituti d’imposta avranno più tempo per assolvere l’adempimento riguardante il modello 770/2014. Slitta dal 31 luglio al 19 settembre, infatti, la data fissata per l’invio telematico, diretto o tramite intermediari abilitati, sia del modello ordinario sia di quello semplificato. A renderlo noto, Il Mef con un comunicato stampa di oggi.

Il differimento dei termini è contenuto nel decreto del presidente del Consiglio dei ministri per andare incontro alle esigenze manifestate dalle categorie professionali che, entro l’ultimo giorno di luglio, devono far fronte a numerosi impegni per adempimenti fiscali, per conto dei contribuenti e dei sostituti d'imposta.

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mercoledì 30 luglio 2014

Studi di settore e perdite su crediti: i chiarimenti del MEF in un question time.

La riforma della disciplina della deducibilità delle perdite su crediti ha inciso anche sulla compilazione degli studi di settore. In particolare, nel rigo F22 del quadro F – Oneri diversi di gestione – è stato introdotto il nuovo campo 4, finalizzato ad evidenziare le perdite su crediti. Tali componenti negative di reddito possono determinare valori ingiustificati nel calcolo dell'indicatore di normalità economica "Incidenza dei costi residuali di gestione sui ricavi". In merito a tale punto, nel corso del question time del 23 luglio 2014 in Commissione Finanze, il MEF, riprendendo quanto già precisato con Circolare n. 23/2013, ha chiarito che un valore elevato della componente “perdite su crediti” "non può essere considerato in linea generale sintomatico di una situazione di non corretta indicazione dei dati previsti dai modelli". In presenza di una eventuale segnalazione di non normalità del dato dichiarato, il contribuente potrà rimodulare il valore degli oneri diversi di gestione, depurandolo dei valori riferibili perdite su crediti. Di ciò è opportuno che sia dato riscontro nell'apposito riquadro note aggiuntive di GERICO. In tal modo, si sterilizzeranno gli effetti delle perdite su crediti di natura commerciale o minusvalenze patrimoniali relative alla cessione di beni strumentali sull'indicatore "Incidenza dei costi residuali di gestione sui ricavi".


Fonte: Camera dei Deputati

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Stock option estere non sempre nel quadro RW.

Con la Risoluzione n. 73/E del 25 luglio scorso, l'Agenzia delle Entrate ha risposto ad alcuni quesiti posti a seguito delle modifiche apportate al quadro RW sul monitoraggio fiscale a partire dal periodo d'imposta 2013. In particolare, in un’ottica di semplificazione degli adempimenti, è ora previsto che le persone fisiche sono tenute a compilare il nuovo quadro RW del modello di dichiarazione annuale dei redditi per assolvere agli obblighi sia di monitoraggio fiscale sia di liquidazione dell’Ivafe e dell’imposta sul valore degli immobili all’estero (Ivie). Secondo quanto precisato ora nella risoluzione dell'Agenzia delle Entrate, resta confermato quanto indicato nella circolare n. 38/2013, e cioè che le stock option su azioni estere non vanno indicate nel quadro RW finché non sia trascorso un determinato periodo (“vesting period”) in cui l’assegnatario non può esercitare il proprio diritto in quanto soggetto ad una sorta di condizione sospensiva. Trascorso il vesting period, le stock option vanno indicate nel quadro RW ma solo se, al termine del periodo d’imposta, il prezzo di esercizio sia inferiore al valore corrente del sottostante, perché soltanto in questo caso il beneficiario dispone di un “valore” all’estero. Le stock option devono, invece, essere sempre indicate nel quadro RW, anche nel corso del vesting period, se sono cedibili. In tal caso, sono soggette anche all’applicazione dell’Ivafe sulla base del valore di mercato (circolare 28/2012).

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Il Decreto “cultura e turismo” passa al Senato e diventa legge.

Con il sì definitivo del Senato alla fiducia, è stato convertito in legge il decreto "Cultura e turismo" (D.L. n. 83 del 31.05.2014). Il decreto sarebbe altrimenti scaduto domani. Il decreto convertito conferma, con alcune modifiche, l'Artbonus, il bonus fiscale per il turismo, incentivi all'impiego di giovani nel settore dei beni culturali, misure per la lirica ed il cinema. Fra le novità di maggior rilievo, l’ampliamento della platea dei beneficiari dell’Artbonus, il credito d’imposta per gli interventi pro cultura e spettacolo, che ora è riconosciuto anche per le donazioni effettuate a favore dei concessionari o affidatari dei beni oggetto di manutenzione, protezione o restauro. Un’altra novità riguarda l’attivazione di un apposito portale gestito dal ministero dei Beni e delle attività culturali e del turismo, per raccogliere le informazioni sulle donazioni e sullo stato degli interventi realizzati e in corso d’opera. Le stesse informazioni dovranno essere rese pubbliche dai beneficiari attraverso il proprio sito istituzionale, nell’ambito di una pagina dedicata.

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Deducibilità dell'assegno di mantenimento.

Il dipendente può portare in deduzione l'assegno di mantenimento che versa tramite il datore di lavoro all'ex coniuge?

Come tutti gli oneri deducibili (articolo 10 del Tuir), gli assegni periodici corrisposti al coniuge (esclusi quelli destinati al mantenimento dei figli) in conseguenza di separazione legale ed effettiva, di scioglimento o annullamento del matrimonio o di cessazione dei suoi effetti civili, si deducono dal reddito complessivo, se non sono deducibili nella determinazione dei singoli redditi che concorrono a formarlo. Per quanto riguarda le somme trattenute dal datore di lavoro per oneri deducibili, l’articolo 51, comma 2, lettera h, dello stesso Testo unico, ne dispone la non concorrenza alla formazione del reddito; pertanto, non vanno evidenziate nella dichiarazione dei rediti. Tra gli oneri che rientrano in tale previsione normativa, vi è anche l'assegno periodico al coniuge separato o divorziato, che il giudice ha ordinato al datore di lavoro di corrispondere direttamente all'interessato (circolare 326/E del 1997).


Fonte: Agenzia Entrate

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Cancellazione ipoteche on line.

Approvate con provvedimento direttoriale del 29 luglio e disponibili, sul sito delle Entrate, le specifiche tecniche per la trasmissione telematica della comunicazione attestante l’avvenuta estinzione del mutuo, che banche, intermediari finanziari, enti previdenziali concedenti dovranno utilizzare obbligatoriamente dall’1 gennaio 2015, ai fini della cancellazione delle ipoteche.

Il procedimento di cancellazione d’ipoteca coincidente con il riscatto del debito, prevede che la stessa sia rimossa d’ufficio – senza alcun onere per il debitore – semplicemente con una comunicazione del creditore alla conservatoria dei registri immobiliari.
Tale procedura, disciplinata in primis dagli articoli 40-bis e 161 del Dlgs 385/1993, prevede, nello specifico, che la banca (l’intermediario finanziario, l’ente previdenziale), concedente il mutuo o il finanziamento, rilasci al debitore una quietanza certificante la data di estinzione dell’obbligazione e trasmetta, entro trenta giorni dalla stessa data, la relativa comunicazione al conservatore secondo specifiche modalità.

Con provvedimento del 9 ottobre 2007, l’allora direttore dell’Agenzia del territorio aveva definito sia la procedura sia le specifiche tecniche per l’invio telematico delle suddette comunicazioni. Successivamente, il Dl 16/2012, ha esteso il procedimento semplificato di cancellazione alle ipoteche iscritte da oltre venti anni e non rinnovate (comma 7-quinquies, articolo 161, Dlgs 385/1993).

Si è reso dunque necessario aggiornare le modalità telematiche di trasmissione: ora sono pronte. Le nuove specifiche tecniche, ora contenenti anche la descrizione dell’immobile, potranno essere utilizzate dall’1 settembre prossimo e sostituiranno quelle approvate con il provvedimento del direttore dell'Agenzia del territorio del 9 ottobre 2007 solo dall’1 gennaio 2015. Fino al 31 dicembre sarà possibile utilizzare entrambe le specifiche.


Fonte: Agenzia Entrate

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Deducibili le erogazioni liberali ridistribuite dalla Fondazione.

I contributi versati a una Fondazione senza fini di lucro sono deducibili dal reddito d’impresa, ma, attenzione, quando la stessa Fondazione “gira” il finanziamento a una Srl, che svolge un’attività commerciale, salta sia la finalità etica alla base dell’agevolazione sia la deduzione.
In sostanza, la persona giuridica senza scopo di lucro beneficiaria di sovvenzioni può, in linea generale, diventare a sua volta soggetto erogante finanziamenti nei confronti di altri organismi. Questi, però, chiarisce la risoluzione 74/E del 29 agosto, ai fini della deduzione, devono svolgere attività tutelate dalla norma di favore, ossia dall’articolo 100, comma 2, lettera a), del Tuir.

Il documento di prassi dell’Agenzia delle Entrate risponde all’interpello di una banca che annualmente eroga contributi a favore di una Fondazione della quale è anche socio fondatore e chiede se tali finanziamenti usufruiscono della deduzione prevista dalla norma su richiamata.
Le finalità delle attività svolte dalla Fondazione sono senza scopo di lucro.
Diversi gli ambiti operativi dell’ente, dalla beneficienza nei settori dell’educazione e dell’istruzione, alla promozione della ricerca scientifica, dalle iniziative culturali e a sostegno del turismo a quelle per la salvaguardia dell’ambiente.

La Fondazione, oltre a scendere in campo “di persona”, persegue gli intenti elencati nello statuto, finanziando iniziative di altri soggetti che abbiano gli stessi obiettivi di interesse sociale, di innovazione e sviluppo.

Tra i diversi interventi, specifica l’interpellante, uno, in particolare, riguarda il contributo fornito dall’ente a una Srl che gestisce un centro sportivo con piscina.

La Fondazione, chiarisce nella sua risposta l’Agenzia, possiede i requisiti, opera e contribuisce nell’ambito di progetti riconducibili tra quelli previsti dall’articolo 100, comma 2, lettera a) del Tuir, di conseguenza, le somme corrisposte dalla banca, possono beneficiare della deduzione prevista dal regime di favore anche se, a volte, il denaro viene ridistribuito per realizzare progetti portati avanti da altri. L’importante è che il percorso e l’utilizzo delle donazioni siano adeguatamente tracciabili e abbinabili a un piano già definito al momento del versamento.

Condizioni necessarie sono, inoltre, che i terzi abbiano gli stessi requisiti dei soggetti destinatari delle erogazioni liberali (personalità giuridica, finalità non lucrative e perseguimento “esclusivo” delle finalità previste dalla norma) e che realizzino “direttamente” i progetti. Non è consentito, infatti, il fenomeno delle erogazioni a catena attraverso molteplici passaggi tra enti diversi.

La risoluzione ricorda che l’assenza del fine di lucro non coincide necessariamente con la “non commercialità” dell’ente e che tale requisito deve risultare da un’espressa previsione statutaria ed esplicitarsi nella concreta attività svolta, anche attraverso la destinazione del patrimonio e degli utili – di cui deve essere esclusa la ripartizione – alle stesse finalità sociali perseguite.

È chiaro, in sintesi, che il legislatore ha inteso favorire le erogazioni dirette a determinate figure giuridiche che non operano per profitto e che agiscono con specifiche finalità (educazione, istruzione, ricreazione, assistenza sociale e sanitaria, culto e ricerca scientifica).
Senza sconto, quindi, le somme corrisposte dalle imprese a organismi con fini di lucro.

Di conseguenza, tornando al caso dell’interpello, non usufruiscono della deduzione gli importi corrisposti dalla banca e riversati dalla Fondazione alla piscina, non avendo la Srl le caratteristiche non lucrative indispensabili all’applicazione dell’agevolazione.


Fonte: Agenzia Entrate

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martedì 29 luglio 2014

Sabatini bis, semplificazioni dalla conversione del Decreto Competitività.

La legge di conversione del decreto competitività (D.L. n. 91/2014) ha ottenuto venerdì scorso il via libera definitivo dal Senato ed ora passerà all'esame della Camera per la sua versione finale. In sede di passaggio al Senato, sono state introdotte modifiche in merito al Fondo di garanzia per le piccole e medie imprese (art. 2, comma 100, lett. a), Legge n. 662/1996) nell'ambito dell'abbinata con l'intervento della Sabatini-bis (art. 2, D.L. n. 69/2003). Un emendamento all'art. 18 del D.L. n. 91/2014 stabilisce, infatti, che sarà la singola banca, a cui la Pmi si può rivolgere per richiedere un prestito abbinato alla Sabatini), e non più un soggetto terzo, a verificare se il richiedente ha il corretto "merito creditizio" per fruire della garanzia dello Stato, la quale può arrivare a coprire fino all'80% dell'importo finanziato.


Fonte: Il Sole 24 Ore

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Cessione intra-Ue di una barca da diporto: senza Cmr, servono altri documenti.

L'Agenzia delle Entrate, nella Risoluzione n. 71/E del 24 luglio 2014, ha fornito chiarimenti sugli obblighi documentali per la cessione intra-UE di una barca. In particolare, viene precisato che una società che vende una barca da diporto ad un soggetto Iva di un altro Paese UE, con trasferimento nel Paese di destinazione effettuato dallo stesso cessionario, se non ha il documento di trasporto ufficiale (Cmr), per provare l’uscita del bene dal territorio dello Stato, dovrà fornire, tra l’altro, una dichiarazione resa dall’acquirente (accompagnata da idonea documentazione, ad esempio un contratto di ormeggio con il porto estero), che attesti l’avvenuto trasferimento fisico dell’imbarcazione. Inoltre, il cedente dovrà custodire ed esibire, in caso di controllo, anche i documenti ufficiali: la fattura, il documento bancario, il contratto di vendita, il passaggio di proprietà, l’atto da cui risulta la cancellazione dal registro italiano e quello che attesta l’avvenuta iscrizione nel registro dell'altro Paese UE, il modello Intrastat relativo alle operazioni intracomunitarie.

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Acquisto usufrutto di un immobile ristrutturato.

Ho acquistato da un'impresa di costruzione l’usufrutto su un immobile ristrutturato, mia figlia la nuda proprietà. Le fatture di vendita sono intestate a entrambi, ma il pagamento l’ho effettuato io. Come ripartire la detrazione?

Nel caso di interventi di restauro e risanamento conservativo e di ristrutturazione edilizia riguardanti interi fabbricati da imprese di costruzione o ristrutturazione immobiliare e da cooperative edilizie, che provvedono alla successiva alienazione o assegnazione dell'immobile, è prevista, a favore dell'acquirente o assegnatario delle singole unità immobiliari, la detrazione Irpef del 36% del valore degli interventi eseguiti (del 50% per le spese sostenute dal 26 giugno 2012 al 31 dicembre 2014), che si assume pari al 25% del prezzo dell’unità immobiliare risultante nell'atto pubblico di compravendita o di assegnazione e, comunque, entro l'importo massimo di 48mila euro ovvero di 96mila euro, per le spese sostenute dal 26 giugno 2012 al 31 dicembre 2014. Anche l'acquisto di un diritto reale di godimento, come l’usufrutto, rientra nell'ambito applicativo della disposizione. La detrazione d'imposta deve essere riconosciuta, qualora la relativa spesa sia stata effettivamente sostenuta entro i limiti dell'importo fatturato, in relazione al valore dei diritti acquistati dai singoli contribuenti quali risultano dall'atto di compravendita o di assegnazione del diritto immobiliare. Pertanto, il genitore acquirente del diritto di usufrutto sull'immobile che ha sostenuto interamente la spesa per l'acquisto dello stesso, ha diritto di beneficiare della detrazione Irpef, avendo a riferimento la spesa riferibile all'acquisto del proprio diritto. Non può invece essere riconosciuta la detrazione ai familiari del contribuente che non hanno sostenuto la spesa. Infatti, secondo i principi generali che regolano i meccanismi della detrazione per oneri, il contribuente, per averne diritto, deve avere effettivamente sostenuto la spesa e questa deve essere rimasta a suo carico (risoluzione 1/E del 2007).


Fonte: Agenzia Entrate

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Registro proporzionale, non Iva, per l’area assegnata dal Comune.

In materia di Iva, l’articolo 36, comma 19-bis, del Dl 30 agosto 1993, n. 331, ha espressamente disposto che “Le assegnazioni di aree edificabili acquisite dai Comuni in via espropriativa non si considerano, agli effetti dell’imposta sul valore aggiunto, operazioni svolte nell’esercizio di attività commerciali...”.
In relazione a tale disposizione, con la sentenza 7339/2014, la Cassazione è stata chiamata a pronunciarsi in merito al corretto trattamento tributario applicabile (e cioè, in alternativa, assoggettamento a Iva oppure a imposta proporzionale di registro) in relazione a un atto di assegnazione a una società, da parte di un Comune, di un’area compresa in una zona Pip (Piano insediamenti produttivi: zona industriale), che era stata precedentemente acquisita dallo stesso Comune nel corso di una procedura espropriativa, conclusasi, peraltro, con un atto di compravendita (regolarmente assoggettato a Iva) conseguente all’“accordo bonario” successivamente intervenuto tra le parti (venditore dell’area e Comune acquirente).

Investita della questione, la Corte ha ritenuto che l’atto di assegnazione in oggetto avrebbe dovuto scontare non già l’Iva, bensì l’imposta proporzionale di registro (così come sostenuto dall’Amministrazione finanziaria).
Il Supremo collegio, infatti, ha basato tale proprio orientamento sul presupposto che la suddetta attività, svolta dal Comune assegnante l’area, non avrebbe potuto dare luogo all’esercizio di un’attività di carattere commerciale (come tale rilevante, agli effetti dell’Iva, ai sensi dell’articolo 4 del Dpr n. 633 del 1972) da parte dello stesso Comune, in quanto “..l’assegnazione del terreno è avvenuta al fine istituzionale della realizzazione dell’area PIP..”, non potendo altresì detta attività ritenersi “…distorsiva del mercato (come invece ritenuto dalla società ricorrente) perché conseguente a un complesso d’interventi connotati dall’esercizio di eccezionali potestà pubbliche, che obiettivamente escludono che possa trattarsi dell’esercizio di un’attività d’impresa in regime di favore”.

In sostanza, ad avviso dei giudici di legittimità, nella specie il Comune aveva agito “…per la finalità pubblica di realizzare un piano d’insediamento industriale e quindi d’imperio e cioè al di fuori di qualsiasi attività d’impresa”, a nulla rilevando, in senso contrario a detta conclusione, la circostanza che, nel particolare caso in oggetto, il procedimento espropriativo originario si fosse concluso con un atto contrattuale (come detto, compravendita) conseguente all’accordo bonario “medio tempore” intervenuto tra il proprietario dell’area (originario cedente) e il Comune (acquirente-successivo assegnante).

Da parte nostra, è da evidenziare che la conclusione della Cassazione si pone sostanzialmente in linea con la posizione assunta dal ministero delle Finanze, nella circolare n. 8 del 1993, già precedentemente all’entrata in vigore della citata previsione normativa di cui all’articolo 36, comma 19-bis, del Dl n. 331 del 1993.
In tale declaratoria, infatti, era stato affermato che il principio del non assoggettamento a Iva delle operazioni di cui trattasi trova applicazione “…ogni qualvolta le assegnazioni di aree edificabili vengono poste in essere nello svolgimento di attività per la quale la normativa nazionale prevede la possibilità di esproprio da parte dell’ente locale e che conseguentemente esulano dal campo di applicazione dell’Iva non solo le assegnazioni di aree edificabili acquisite con esproprio ma anche quelle acquisite (come nel caso dedotto in controversia) con atti negoziali nell’ambito di attività svolte dal Comune in veste di pubblica autorità”.


Fonte: Agenzia Entrate

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Rimborsi Iva infrannuali.

Indipendentemente dal fatto che si tratti di rimborso o compensazione, i contribuenti Iva, che nel secondo trimestre 2014 hanno realizzato un’eccedenza di imposta detraibile superiore a 2.582,28 euro e intendono recuperarla in tutto o in parte, devono necessariamente presentare il modello Iva TR entro il prossimo 31 luglio. La trasmissione può essere effettuata dal diretto interessato o da un intermediario abilitato.

Per chiedere il rimborso, è necessario possedere determinati requisiti – rintracciabili nell’articolo 30, terzo comma, lettere a), b), c), e) e d) del Dpr 633/1972, a cui rimanda la disposizione dello stesso decreto che, a certe condizioni, ammette alla restituzione infrannuale del maggior tributo versato (articolo 38-bis, comma 2) – e, nella maggior parte dei casi, presentare una garanzia patrimoniale. Per i dettagli vedi articolo “Credito Iva trimestrale: ultim’ora per il rimborso o la compensazione” del 29 aprile scorso.

In alternativa al rimborso, chi possiede i requisiti può utilizzare l’eccedenza Iva in compensazione orizzontale mediante modello F24, nel rispetto del nuovo limite di 700mila euro per anno solare, indicando il codice tributo 6037, che identifica il II trimestre.
A differenza del rimborso, la compensazione non richiede alcuna garanzia, ma può essere effettuata solo dopo aver presentato il modello TR. A tal proposito, in relazione alle eccedenze d’imposta superiori a 5mila euro annui (riferite al totale dei crediti trimestrali maturati nell’anno), il Dl 16/2012 (articolo 8, comma 18) ha stabilito l’obbligo di utilizzare tali crediti dal sedicesimo giorno successivo a quello di presentazione dell’istanza.
La compensazione è preclusa, poi, ai contribuenti con debiti superiori a 1.500 euro su ruoli definitivi, scaduti e non pagati.

Infine, vale la pena ricordare che la presentazione della domanda di rimborso sbarra la strada alla possibilità di optare per altre modalità di esercizio del credito.

La scadenza del 31 luglio è inderogabile, cioè le istanze trasmesse dopo non valgono.


Fonte: Agenzia Entrate

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lunedì 28 luglio 2014

Dichiarazione 770/2014, verso una proroga al 15 settembre.

Dopo una prima fase di totale chiusura da parte delle amministrazioni, ieri il sottosegretario all'Economia, Enrico Zanetti, su Facebook, ha annunciato la possibilità di prorogare il termine per il 770/2014. La nuova scadenza, però, potrebbe essere fissata al 15 settembre, e non al 30 settembre, come richiesto dai professionisti. A disporre la proroga dovrà essere un Dpcm da emanare in tempi brevi, considerato che oggi è già il 25 luglio, tant'è che lo stesso Zanetti ha affermato che "visti i tempi stretti è possibile che arrivi prima una comunicazione e poi il decreto".


Fonte: Il Sole 24 Ore

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Lavoro sommerso, il codice tributo per le sanzioni.

Con la Risoluzione n. 70/E del 24 luglio 2014, l'Agenzia delle Entrate istituisce il codice tributo per il versamento, mediante modello F23, dei maggiori introiti derivanti dall’incremento delle sanzioni amministrative per violazione delle norme in materia di lavoro sommerso e irregolare e di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro, ai sensi dell’articolo 14, comma 1, del D.L. n. 145/2013. Il codice tributo istituito è “79AT”, denominato “Maggiorazioni delle sanzioni amministrative di cui all’art. 14, c. 1, lett. b) e c) – D.L. 23 dicembre 2013, n. 145”. Il codice andrà indicato dagli agenti della riscossione nell’F23 per far confluire le somme dovute a titolo di incremento di sanzioni amministrative, per violazione delle norme in materia di lavoro sommerso e irregolare e di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro, in un apposito fondo dedicato all’occupazione e alla formazione.

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Risotti pronti, Iva al 4%.

Dopo il benestare dell'Agenzia delle Dogane, l'Agenzia delle Entrate conferma che, come il riso, anche i preparati per risotti scontano l’aliquota Iva agevolata del 4%. Il motivo risiede nella preponderante percentuale di riso in grani presente in tali preparati, percentuale, che si attesta nella maggior parte dei casi sopra l’80% e comunque mai sotto il 45%. Pertanto, pur con l’aggiunta di ulteriori ingredienti e condimenti, in tali preparazioni la sostanza principale resta il riso, il quale non subisce modifiche sostanziali. E' quanto precisato dalle Entrate nella Risoluzione n. 72/E del 24 luglio.

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Persone con disabilità: agevolazioni auto.

Sono invalido al 100% con difficoltà di deambulazione senza necessità di modificare l'auto, senza assegno di accompagnamento. Ho diritto a qualche agevolazione per l’acquisto di un’auto?

Le persone con disabilità possono beneficiare di agevolazioni fiscali sull’acquisto di un’auto nuova o usata. In particolare, è prevista l’Iva al 4% per auto fino a 2.000 cc di cilindrata, se con motore a benzina, o fino a 2.800 cc, se con motore diesel, e la detrazione Irpef del 19% delle spese sostenute, entro il limite di 18.076 euro, per l'acquisto del veicolo. I benefici spettano una sola volta in un periodo di quattro anni. Inoltre, competono l’esenzione sia dal bollo auto sia dalla tassa di trascrizione al Pra. Possono fruire delle agevolazioni le seguenti categorie di portatori di handicap: non vedenti e sordomuti; disabili con handicap fisico o mentale che abbiano diritto all’indennità di accompagnamento; disabili con grave limitazione delle capacità di deambulazione o affetti da pluriamputazioni; disabili con ridotte o impedite capacità motorie (in quest'ultimo caso, il veicolo deve essere opportunamente adattato). In particolare, i disabili con grave limitazione delle capacità di deambulazione sono quelli che hanno un grave handicap (articolo 3, comma 3, legge n. 104/1992), certificato con verbale dalla Commissione per l’accertamento dell’handicap presso l’Asl.


Fonte: Agenzia Entrate

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Rimborsi Iva “supersonici” per i mezzi di trasporto spaziali.

I fabbricanti di aeromobili, veicoli spaziali e relativi dispositivi entrano ufficialmente nella rosa degli operatori legittimati a ottenere in via prioritaria, entro tre mesi dalla richiesta, il rimborso dell’eccedenza Iva detraibile. Il decreto ministeriale 10 luglio 2014, che li ammette ad accedere a questa possibilità, è stato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 170 del 24 luglio.

Si allarga dunque la platea degli autorizzati a guadagnare il rimborso sprint del credito Iva.
La nuova categoria di contribuenti, che rientra nel codice di classificazione delle attività economiche Ateco 2007 30.30.09, si aggiunge alle seguenti, già in possesso del lasciapassare, individuate, come stabilito dalla Finanziaria 2007, attraverso successivi decreti ministeriali:
subappaltatori edili che effettuano prevalentemente prestazioni di servizi con applicazione del meccanismo del reverse charge (Dm 22 marzo 2007)
operatori economici che si occupano del recupero e della preparazione per il riciclaggio di cascami e rottami metallici (cosiddetti "ferrosi"), appartenenti alla categoria Atecofin 37.10.1, corrispondente al codice 38.32.10 della nuova tabella Ateco 2007, in vigore dal 1° gennaio 2008 (Dm 25 maggio 2007)
operatori economici che producono zinco, piombo, stagno e semilavorati, appartenenti alla categoria Atecofin 27.43.0, corrispondente al codice 24.43.00 della tabella Ateco 2007 (Dm 18 luglio 2007)
produttori di alluminio e semilavorati individuati dal codice Atecofin 27.42.0, corrispondente al codice 24.42.00 della classificazione Ateco 2007 (Dm 21 dicembre 2007).
 La possibilità di ottenere il rimborso Iva entro tre mesi dalla richiesta è subordinata al rispetto dei presupposti indicati dall’articolo 30, secondo comma, lettera b), del Dpr 633/1972, cioè quando sono effettuate operazioni non imponibili di cui agli articoli 8, 8-bis e 9 dello stesso “decreto Iva” per un ammontare superiore al 25% dell’ammontare complessivo di tutte le operazioni effettuate.

Inoltre, il contribuente deve possedere gli ulteriori requisiti previsti dal Dm 22 marzo 2007; occorre cioè che:
eserciti l’attività da almeno tre anni
l’eccedenza detraibile richiesta a rimborso sia d’importo almeno pari a 10mila euro, in caso di rimborso annuale, ovvero a 3mila euro, in caso di rimborso trimestrale
l’eccedenza richiesta a rimborso sia almeno pari al 10% dell’importo complessivo dell’Iva assolta sugli acquisti e sulle importazioni effettuati nel periodo di riferimento.


Fonte: Agenzia Entrate

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Stock option estere e quadro RW.

Niente quadro RW del modello Unico per le stock option su azioni estere con clausola “Exercise and sell”. Compilazione obbligatoria, invece, per le azioni estere acquisite tramite l’esercizio di stock option, anche se le azioni sono state cedute, in tutto o in parte, contestualmente all’esercizio delle stock option. In questo caso, la compilazione del quadro RW è necessaria per assolvere agli obblighi di monitoraggio fiscale e per applicare l’imposta sul valore delle attività finanziarie detenute all’estero (Ivafe).
I chiarimenti dell’Agenzia delle Entrate sugli obblighi dichiarativi delle stock option su azioni estere sono contenuti nella risoluzione n. 73/E del 25 luglio.

I quesiti sono pervenuti all’Agenzia in considerazione delle novità apportate, a decorrere dal periodo di imposta 2013, al quadro RW della dichiarazione annuale dei redditi. Detto quadro ha subito un restyling a seguito delle modifiche introdotte in materia di monitoraggio fiscale cui sono soggetti le persone fisiche, gli enti non commerciali e le società semplici ed equiparati, residenti nel territorio dello Stato, che detengono investimenti e attività estere di natura finanziaria (articolo 4 del Dl 167/1990).
In particolare, in un’ottica di semplificazione degli adempimenti delle persone fisiche, è ora previsto che tali contribuenti sono tenuti a compilare il nuovo quadro RW del modello di dichiarazione annuale dei redditi per assolvere agli obblighi sia di monitoraggio fiscale sia di liquidazione dell’Ivafe e dell’imposta sul valore degli immobili all’estero (Ivie).

Resta confermato quanto indicato nella circolare n. 38/2013, vale a dire che le stock option su azioni estere, ossia i titoli o i diritti offerti ai lavoratori dipendenti e assimilati che danno la possibilità di acquistare - a un determinato prezzo - azioni della società estera con la quale il contribuente intrattiene il rapporto di lavoro o delle società controllate o controllanti, non vanno indicati nel quadro RW finché non sia trascorso un determinato periodo (“vesting period”) in cui l’assegnatario non può esercitare il proprio diritto. Infatti, fino a quel momento, lo stesso diritto è soggetto a una sorta di condizione sospensiva.
Trascorso il vesting period, le stock option vanno indicate nel quadro RW soltanto nei casi in cui, al termine del periodo d’imposta, il prezzo di esercizio sia inferiore al valore corrente del sottostante, perché soltanto in questo caso il beneficiario dispone di un “valore” all’estero. In base alla circolare 38/2013, per la valorizzazione della consistenza delle stock option, devono essere indicati nel quadro RW, quale “valore iniziale”, il prezzo di esercizio previsto dal piano, e, quale “valore finale”, quello corrente del sottostante al termine del periodo d’imposta.

Le stock option devono, invece, essere in ogni caso indicate nel quadro RW e, quindi, anche nel corso del vesting period, qualora esse siano cedibili. In tal caso, sono soggette anche all’applicazione dell’Ivafe sulla base del valore di mercato (circolare 28/2012).

La risoluzione in esame offre tre esempi di compilazione del quadro RW di Unico Persone fisiche 2014 che possono riguardare le stock option estere.

L’esempio A riguarda le stock option non cedibili con clausola “Exercise and sell. In questo caso, si ipotizza che una persona fisica residente ha esercitato, contestualmente alla data di scadenza del vesting period (1 maggio 2013), le stock option non cedibili con le quali sono state acquisite partecipazioni al capitale di una società belga quotata. Caratteristica dell’operazione è che una parte delle azioni è stata contestualmente venduta e che, alla fine del periodo d’imposta 2013, il contribuente detiene solo una parte delle azioni acquisite con le stock option. In tale ipotesi, il contribuente compila il quadro RW per dichiarare il possesso delle azioni estere e per liquidare l’Ivafe.

L’esempio B riguarda le stock option non cedibili che sono state esercitate nel corso del periodo d’imposta 2013 per acquisire partecipazioni al capitale di una società belga quotata. Poiché al termine del periodo d’imposta 2013 il contribuente detiene ancora le azioni, lo stesso compila il quadro RW per dichiarare il possesso delle azioni estere e per liquidare l’Ivafe.

L’esempio C concerne le stock option cedibili che una persona fisica residente ha esercitato in data 1 maggio 2013 per acquisire partecipazioni al capitale di una società belga quotata e per le quali il vesting period è terminato nel corso del 2012. In tale ipotesi, il contribuente compila il quadro RW non solo per dichiarare il possesso delle azioni estere e per liquidare la relativa Ivafe, ma anche per indicare il possesso, per una parte dell’anno, delle stock option e per liquidare la relativa Ivafe.


Fonte: Agenzia Entrate

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venerdì 25 luglio 2014

Più sanzioni per il lavoro nero.

Un codice tributo a sfondo sociale, il 79AT. Serve, infatti, a far confluire le somme dovute a titolo di incremento di sanzioni amministrative, per violazione delle norme in materia di lavoro sommerso e irregolare e di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro, in un apposito fondo dedicato all’occupazione e alla formazione. L’istituzione, arrivata con la risoluzione 70/E del 24 luglio, si è resa necessaria dopo l’introduzione dell’inasprimento sanzionatorio disposta dal Dl 145/2013 (articolo 14, comma 1).

In particolare, la norma in questione ha stabilito l’aumento del 30% delle sanzioni già previste dall’articolo 3 del Dl 12/2002, da comminare “in caso di impiego di lavoratori subordinati senza preventiva comunicazione di instaurazione del rapporto di lavoro da parte del datore di lavoro privato, con la sola esclusione del datore di lavoro domestico…..” e di quelle stabilite dall’articolo 14 del Dlgs 81/2008 (comma 4, lettera c) e comma 5, lettera b)) a chi incorre nella sospensione dell’attività per lavoro irregolare o per gravi e reiterate violazioni in materia di tutela della salute e della sicurezza. Contestualmente, ha provveduto a raddoppiare le penalità (articolo 18-bis del Dlgs 66/2003) per il datore di lavoro che viola le disposizioni contenute nell’articolo 10, comma 1, dello stesso decreto legislativo, in materia di ferie.

Ad accogliere il nuovo codice tributo sarà il modello F23, che gli agenti della riscossione utilizzeranno per riversare i maggiori introiti al fondo sociale per l’occupazione e la formazione e al capitolo di bilancio dello Stato creato per finanziare misure, anche di carattere organizzativo, finalizzate a una maggiore efficacia della vigilanza in materia di lavoro e legislazione sociale, e a iniziative di contrasto al lavoro sommerso e irregolare.

79AT occuperà il campo 11 “codice tributo” della delega di pagamento, mentre nei campi 6 e 10 andranno rispettivamente indicati il codice “VXX”, dove XX è la sigla automobilistica della provincia di appartenenza dell’ufficio competente territorialmente e gli estremi dell’atto con il quale è richiesto il pagamento.


Fonte: Agenzia Entrate

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Avviso bonario: mancato pagamento prima rata.

Cosa succede se è saltato di un solo giorno il pagamento della prima rata relativa a un avviso bonario?

Il mancato pagamento della prima rata entro trenta giorni dal ricevimento della comunicazione (o anche di una sola delle rate diverse dalla prima entro il termine di pagamento della rata successiva) fa perdere il beneficio della rateazione e l’importo dovuto (per imposte, interessi e sanzioni in misura piena), meno quanto già versato, è iscritto a ruolo. Nel caso di ritardato pagamento delle rate successive alla prima, si può evitare la decadenza dal beneficio della rateizzazione ricorrendo all’istituto del ravvedimento operoso. Tale possibilità non è invece prevista in caso di ritardato pagamento della prima rata. Se si decade dal beneficio della rateizzazione, è comunque possibile fruire della dilazione del pagamento delle somme iscritte a ruolo e notificate con la cartella.


Fonte: Agenzia Entrate

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